Invocare
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Silenzio meditativo: Beato chi cammina nella legge del Signore
Capire
Meditare
Le parole contenute in questi versetti sono indirizzate ad alcuni che rispettavano la legge, non soltanto nel suo senso letterale, ma ancora nel senso spirituale; e temevano che Gesù avesse l’intenzione di rovesciare tutte le istituzioni stabilite da Dio fra loro.
C’è anzitutto da comprendere che la Legge, i Profeti prima di descriverli come “norme” sono un dono che Dio ha fatto al suo popolo con lo scopo di far conoscere la sua volontà salvifica.
In ebraico quando si parla di Torah si parla di istruzione. Infatti, Torah deriva dal verbo istruire (yrh) con un particolare riferimento all’istruzione trasmessa dal Pentateuco (per estensione attribuita poi a tutta la Scrittura), come dice san Paolo: “queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tm 3,15-17).
Gesù dice che tutto ciò non viene abolito ma portato a compimento e non può cessare di essere. La Legge compiuta non è in contraddizione con la Legge, ma ne è la piena fioritura. Infatti, tutto questo accadrà solo attraverso la pratica della condivisione e del servizio. E, soprattutto, non per un popolo in esclusiva, ma rivolto a tutta l’umanità.
Gesù con la sua obbedienza e pratica attraverso la passione, morte e resurrezione ha adempiuto la Legge.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Per capire questa formula si fa riferimento alla più piccola lettera dell’alfabeto greco: lo iota (in ebraico jod), che assomiglia alla nostra “i”, ma senza il puntino. Si fa riferimento anche all’Apice che in greco è kerèa, che significa “corno”. In ebraico si chiama qotz, che significa “spina”.
Al di la del significato delle parole, l’evangelista Matteo vuol farci capire che niente andrà perduto della Parola di Dio, neanche quella parte insignificante, quella parte minuta che non riusciremo mai a capire (nel nostro italiano diremmo: “non cambierà neanche una virgola).
Quindi Gesù garantisce la piena realizzazione del progetto del regno.
vv. 19-20: Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
L’ira, quando è diretta contro il peccato è lecita. “adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira” dice san Paolo (Ef 4,26).
Gesù parla qui di un’ira piena di odio contro il fratello. Nella prospettiva completamente nuova del discorso della Montagna, ogni mancanza d’amore verso il prossimo comporta la stessa colpevolezza dell’omicidio. Infatti la collera, l’ira, il disprezzo dell’altro si radicano in un cuore sprovvisto d’amore.
Gesù qui vuole dare una certa importanza alla riconciliazione, alla serenità della comunità, di tutti. Questo precede il nostro culto a Dio.
Lo sguardo di cui parla Gesù non è prodotto da un pensiero fugace, immediatamente represso da una santa vigilanza, ma è uno sguardo diretto dalla volontà stessa dell’uomo con lo scopo di fomentare in se stesso e negli altri passioni impure (cfr. 2 Sam 11,2; Dn 13,20).
La metafora è probabilmente tolta dall’esperienza chirurgica, e in ogni caso è adatta come illustrazione del soggetto, poiché è noto ad ognuno, quando la salute del corpo è compromessa da uno dei membri, non si esita a tagliarlo per evitare la morte. È meglio rifiutare la soddisfazione di una mala concupiscenza in questa vita, dice il Signore, che abbandonarsi in balìa del peccato, il quale conduce alla perdizione.
La pratica del giuramento, comune a tutti i popoli, aveva lo scopo di chiamare Dio a garanzia della verità. Ma poiché le circostanze della vita davano mille occasioni di ricorrere al giuramento, facile ne era l’abuso o per leggerezza o inadempimento. Adesso Gesù con le parole “non giurare affatto”, prescrive che ogni giuramento è escluso del tutto (cfr. Sir 23,9). Giurare è sempre un atto che esige coerenza con la vita, ma allora tra persone oneste, che hanno coerenza di vita, non c’è bisogno del giurare, basta la parola data. All’insegnamento di Gesù fa eco l’avvertimento dell’apostolo Giacomo: Soprattutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo, né per la terra e non fate alcun altro giuramento. Ma il vostro «sì» sia sì, e il vostro «no» no, per non incorrere nella condanna. (Gc 5,12).
La Parola illumina la vita
Come vivo i precetti della legge di Dio, come una legge di libertà o come un obbligo che mi rende schiavo?
Come verifico la mia fedeltà al vangelo: guardando solo le azioni o verificando le loro radici nei sentimenti e negli atteggiamenti interiori, così come suggerisce Gesù nel vangelo odierno?
Pregare
Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore. (Dal Salmo 119 (118)
Contemplare-agire
Lasciamo che ogni sua piccola Parola entri nella nostra vita per meditarla con discernimento (cfr. Sal 49,4) per poi viverla secondo il suo insegnamento.