Invocare
Leggere
Capire
“Il racconto della nascita di Gesù è ambientato al tempo in cui a Roma regna l’Augusto. Sono vent’anni che Ottaviano si fregia di questo titolo, che il senato gli ha conferito insieme a quello di imperator. Ottaviano – il Sebastos, il Divino – è celebrato in tutto l’impero per la sua audacia, mitezza, pietà e giustizia e in Oriente, nei templi a lui dedicati, riceve il culto riservato agli dèi” (Fernando Armellini).
In questo contesto storico si innesta una nuova storia, l’inizio dei lieti annunci.
Silenzio meditativo: Oggi è nato per noi il Salvatore
Meditare
In Mt 1,18-25 sappiamo che Giuseppe ha condotto Maria nella propria casa ed ha giá superato i suoi dubbi personali sulla “strana” gravidanza. Ma Lc presentando una fidanzata incinta in viaggio vuole lanciare una provocazione scioccante, forse invitare a leggere e cercare. La prospettiva provvidenziale di Luca nel raccontare i fatti emerge anche dal fatto che Giuseppe porta con sé Maria: le donne non dovevano farsi registrare, dunque la giovane puerpera avrebbe potuto rimanere a Nazaret. Luca, però, vuole mostrare che ella è considerata a pieno titolo legale membro della famiglia davidica.
In questo luogo Luca ci ha condotti senza però precisare nulla. Qualcosa però ci riconduce a capire che si realizza quanto previsto in 1,26-38 ed il bambino giudeo è integrato nel popolo della promessa tramite la circoncisione (2,21).
Donare il primogenito al Signore significa metterlo a completa disposizione del volere di Dio.
I movimenti di Maria (lo avvolse in fasce, lo pose in una mangiatoia), sono gli stessi movimenti che si faranno alla morte di Gesù: avvolto in fasce e posto nel sepolcro (vedi l’icona bizantina).
Gesù sarà segnato fino alla morte da questa estrema povertà. Non si tratta solo dell’indigenza materiale della sua famiglia. C’è molto di più. Gesù, il Verbo fatto carne è quell’agnello che dovrà essere consegnato al mondo. Di questo Maria ne è cosciente.
Nel simbolo della mangiatoia (phátnē) che vuole indicare sia la greppia che il tascapane dei pastori, l’evangelista Luca traduce proprio il senso di “farsi pane”, che consisterà nel farsi mangiare, essere alimento di vita. Tutto questo ritroveremo nell’ultima cena quando Gesù stesso dirà “prendete e mangiate”, “prendete e bevete”.
Per loro non c’era posto nell’alloggio.
L’alloggio diviene simbolo di una povertà e di un rifiuto che troverà il suo culmine nel rifiuto assoluto di lui nel processo davanti a Pilato (cfr. Gv 18, 28-19, 16).
Più tardi Gesù dirà “il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Katàlyma sarà anche quel luogo dove Gesù mangerà la pasqua con i discepoli (Lc 22,11; Mc 14,14; cfr. Lc 9,12; 19,7; 22,14).
I pastori, sono coloro che occupano il gradino più basso della scala sociale sono i primi ad essere coinvolti dalla nascita di colui che ha per madre un’umile donna (1,48) ed è “inviato a portare ai poveri il lieto annunzio” (4,18).
Il neonato è già colui che sarà accessibile ai peccatori e mangerà alla loro tavola (15,2). Proprio queste persone sono coloro i quali vegliano per sorvegliare il gregge. C’è una capacità di attenzione in loro che in altri non si riscontra.
I pastori sono presi da timore perché si trovano di fronte a qualcosa, non solo d’imprevedibile e impensabile, ma anche ad un’azione che riscontriamo solamente nelle teofanie dell’AT, specie ad Is 6,1-5 ed Ez 1; 3,12.23.
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
È la predicazione dell’evento da accogliere e da testimoniare così come cantano gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace tra gli uomini, che egli ama”. Ciò manifesta la potenza divina e svela finalmente la sua misericordia.
Chi vede il Verbo incarnato vede il Padre, poiché “noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).
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Pregare
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli. (Sal 95).
Contemplare-agire