fedeltà che mai vien meno ricordati di noi, opera delle tue mani, e donaci
l’aiuto della tua grazia, perché attendiamo vigilanti con amore irreprensibile
la gloriosa venuta del nostro redentore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e
vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver
lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo
compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque:
voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte
o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo
all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi,
lo dico a tutti: vegliate!».
testo, cercando di ricordare quanto letto o ascoltato
un nuovo anno liturgico – anno B – in cui ci accompagnerà a percorrere i fatti
fondamentali della storia della salvezza e dell’esperienza di Gesù il vangelo
di Marco.
la conclusione del cap. 13, la piccola apocalisse di Marco, predomina il
termine vegliare. Questo termine, posto all’inizio dell’anno liturgico, si
trova immediatamente prima del racconto della passione, alla quale sembra già
accennare l’immagine del padrone che torna a chiedere i conti “al canto del
gallo”, immagine che non può non evocare il tradimento di Pietro. Non è neanche
da trascurare il fatto che l’ordine di vegliare sia ripetuto ben tre volte nel
breve spazio di cinque versetti.
una questione di date o scadenze che tanti in mezzo a noi attendono con
agitazione.
“potere”. Ci sta una responsabilità di fare e dire quanto Lui ha fatto e detto:
mettere a servizio dei fratelli il suo dono nello Spirito.
33: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.
in questo versetto, è in coppia con l’altro verbo tipico di questo capitolo,
“fate attenzione” (blepete), o “state
attenti”, che pure ricorre diverse volte (vedi vv. 5.9.23). Già al v. 32
l’evangelista mise sulla bocca di Gesù la sorprendente affermazione “quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno
lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”, se ne
capisce l’importanza: il modo migliore per vivere il presente, per un credente,
è la vigilanza. Ciò vuole spiegare meglio che il “fare attenzione” ai segni dei
tempi, è una delle costanti che emergono dall’Avvento, è in primo luogo “fare”
e “dare” attenzione a Gesù, non stancarsi di Lui e delle sue parole e capire
chi è Colui che sta alla porta e bussa (cfr. Ap 3,20), per aprirsi totalmente a
Lui.
chi fa di tutto per “scacciare” il sonno, in particolare quando sembra ormai
vincere ogni resistenza. Il termine lo riscontriamo nuovamente alla fine del
brano.
nell’Orto del Getsemani, quando Gesù dice ai suoi discepoli: “Vegliate e pregate per non entrare in
tentazione”. Esso richiama a una preghiera vigilante; la preghiera è
necessaria perché voi non vi addormentiate nella vita. È un uscire da una certa
situazione di morte, di staticità (cfr. Es 12,41-42).
c’è innanzitutto un atteggiamento di fondo che è l’atteggiamento della fede.
Vegliare per Marco vuole dire ricordarsi costantemente di Gesù Cristo, che
veniamo da Gesù Cristo, e che viviamo davanti a lui, al suo cospetto, sotto il
suo sguardo. Ciò ci porta a resistere allo spirito dominante e conservare la
capacità di critica, per non piegarci al “così fan tutti!”.
“perché non sapete quando è il momento” della sua ultima venuta. Ogni istante è
il momento opportuno in cui vivere l’incontro con Lui, in attesa di quello
definitivo.
34: È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il
potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di
vegliare.
“piccola parabola” (in coppia con quella del fico che occupa i vv. 28-29 dove
l’attenzione è posta sui segni dei tempi) che possiamo confrontare con la
parabola dei talenti di Matteo (Mt 25,14-15) o delle monete d’oro in Luca (Lc
19,12-13). La caratteristica è sempre la stessa: la veglia.
uomo che è partito per un viaggio. Questo viaggio non è altro che un esodo, un uscire
dal proprio popolo, andare lontano (cfr. 12,1). Quest’uomo prima di andare via
lascia la propria casa, dà il potere ai servi e a ciascuno il suo compito: una
responsabilità dunque condivisa “per l’utilità comune” (1Cor 12,7).
i tratti di una chiesa “in uscita” per vivere una spiritualità di comunione,
una chiesa cioè che vive di una responsabilità di cui il Signore le ha fatto
dono. Una chiesa nella quale ciascuno ha il suo compito, nella quale ciascuno ha
ricevuto un carisma da potere esercitare. Queste sono le condizioni per
attendere, per vegliare, per vigilare.
v. 29 dove si parla del giudice che è alle porte (cfr. Gc 5,8-9). Il portiere
ha una responsabilità particolare circa la vigilanza. Egli deve richiamare
tutti, perché chi non veglia, non attende, e chi non attende, non accoglie il Veniente.
35: Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se
alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino
al portiere ma a tutti, perché tutti chiamati ad essere “sentinella” (cfr. Ez
3,16; cfr. anche Rm 13,11-14). Il tempo di veglia è anche tempo di attesa.
vivono soprattutto i giovani, è la realtà di chi non aspetta più niente e di
chi non ha un motivo per vegliare. Per cui ci creiamo dei falsi motivi per
vegliare uccidendo la speranza. C’è ancora Qualcuno da attendere. Questo è il
significato dell’invito che Gesù rivolge a tutti.
l’evangelista potrebbe identificarlo con il Figlio dell’uomo) può venire alla
sera, quando uno dei dodici, Giuda, lo consegna e tutti dormono invece di
vegliare con lui (14,10-11.32-45); a mezzanotte, quando il Figlio dell’uomo è
interrogato dal sommo sacerdote e annuncia che “lo vedranno venire sulle nubi
del cielo” (14,53-62); al canto del gallo, quando Pietro lo rinnega (14,66-72),
o al mattino, quando Israele, nei suoi capi, lo consegna ai pagani (15,1-5).
notte in quattro tempi è dovuta ai romani e corrispondeva ai turni di guardia.
Gli Ebrei dividevano la notte in tre vigilie (cfr. Lc 12,38). Le quattro ore in
cui vegliare corrispondono ai quattro sonni del discepolo.
trascorrono, noi troviamo anche lo scandire delle ore della preghiera. L’altro
aspetto nel quale vigilare, oltre alla comunione, è proprio la preghiera. Non
può giungere all’improvviso il Signore per una chiesa che prega. È indicativo
che la vigilanza sia scandita dalle ore della preghiera e non da altre cose. Questo dovrebbe portarci
a far sì che la preghiera sia vissuta come attesa, come vigilanza, come
incontro. Il Signore riconosce coloro che troverà così.
36: fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
trovi addormentati” ha un significativo rimando al racconto della passione (Mc
14,37.40.41) dove i discepoli si addormentano.
vengono meno nella fedeltà al loro maestro, nell’ora della tenebra, questi
incoraggia ed esorta sapendo che il suo insegnamento, cioè che il Figlio
dell’uomo deve morire per risuscitare il terzo giorno, è difficile da accettare
e da vivere. Il racconto di passione subito dopo metterà in primo piano proprio
la non-vigilanza.
i discepoli nel sonno, all’improvviso. La carne è debole, non è ancora
rivestita dalla forza dello Spirito
è colui che si diverte a non farci dormire, anzi è colui che ci mantiene in
vita nell’ora della tenebra e della morte, nel momento in cui più siamo in
difficoltà e abbiamo maggiormente bisogno di lui. Ma la sua venuta è anche
quella del ladro (1Ts 5,2) per chi ha posto il suo tesoro altrove.
37: Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
v. 3 che era rivolto a Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, viene esplicitata la
portata universale: “lo dico a tutti”.
Attraverso loro, il discorso è esteso a tutti e alla Chiesa di ogni tempo. I
discepoli e quindi la Chiesa devono essere consapevoli che vegliano, ma non
vegliano solo per se stessi, ma per tutti.
Gesù prima che inizi la sua passione. Il cristiano deve dunque vegliare. Questo
è il consiglio operativo e imperativo per il credente perché proprio questo
atteggiamento lo distingue dal mondo che non attende il ritorno del Signore. Al
v. 28 Gesù dice: “Dalla pianta di fico
imparate questa parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le
foglie, sapete che l’estate è vicina”.
quella condizione fondamentale per riconoscerlo al suo apparire. Chi non sa
vegliare non sa neanche pregare. Perciò “svègliati, o tu che dormi, dèstati dai
morti, e Cristo ti illuminerà” (Ef 5, 14. Cfr. anche 1Cor 15,34; Rm 13,11).
Parola illumina la vita
forme e di attaccarmi a lui. Quali cose, forme, segni, credo che il Signore mi
chiede di trascendere per attaccarmi di più a lui?
volte, anch’io sto dormendo, vagando “lontano dalle vie del Signore”?
l’invito che mi viene dal Vangelo, oppure il mio cuore, la mia attenzione è
rivolta a tutt’altra cosa che nulla ha a che fare con il Cristo?
attesa del Signore che viene? Oppure aspetto il ciclo liturgico dell’Avvento come
occasione per ricordarti l’elemento di attesa nella vita cristiana?
a Dio con le sue stesse parole…
ha piantato,
hai reso forte.
tua destra,
hai reso forte.
il tuo nome. (Sal 79)
L’incontro
con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità…
senza assolutizzare nulla, cogliendo il valore e il limite di ogni cosa, senza
rimandare a domani il bene che si può fare e si deve fare oggi.