come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande
insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della
risurrezione.
nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.
davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. 29 Quando fu vicino a Bètfage e a
Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli 30 dicendo:
«Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul
quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. 31 E se qualcuno
vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete così: «Il Signore ne ha
bisogno»». 32 Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. 33 Mentre
slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?».
34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35 Lo condussero allora da Gesù;
e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Mentre egli
avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37 Era ormai vicino alla
discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di
gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano
veduto, 38 dicendo:
nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». 39 Alcuni
farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». 40 Ma
egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
della gloria
messianico di Gesù a Gerusalemme, prima della passione e ne segna il suo
ministero a Gerusalemme (Lc 19,28–21,38). Questa sezione del vangelo ha un suo
proemio in un’altra unità del racconto evangelico di Gesù, in cammino verso Gerusalemme
(cfr. Lc 9,51; 13,33; 18,31).
il racconto dell’ingresso messianico. Solo Matteo e Giovanni sono così
espliciti nel far riferimento a Zc 9,9-10: “Esulta grandemente, figlia di
Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto
e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire
il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà
spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e
dal Fiume fino ai confini della terra”.
parallelamente a quello di Marco, in due scene: invio dei due discepoli per
prelevare il puledro (vv. 29-34); ingresso messianico (vv. 35-40).
28: Dette queste cose
ricollega chiaramente con l’inizio del racconto del viaggio (9,51: «… decise
di [rese duro il suo volto per] andare (poreuesthai) verso Gerusalemme») egli
vuol sottolineare che, entrando a Gerusalemme, Gesù porta a compimento
l’insegnamento impartito precedentemente; al tempo stesso mette in luce il
carattere estremamente determinato della scelta di Gesù che, proprio come aveva
iniziato il suo viaggio, così ora avanza sicuro, precedendo tutti gli altri,
verso la città santa.
Gesù si trovava nei pressi di Gerusalemme e fece capire che, nonostante questa
vicinanza, la cieca Gerusalemme non si
accorse quando Gesù li istruì, e operò segni davanti ai loro occhi , a
testimonianza della Verità sul motivo della Sua venuta in questo mondo.
camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
monte, meta finale del pellegrinaggio dei popoli: Verranno molte genti e
diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di
Giacobbe» (Mi 4,2). L’evangelista vuole sottolineare il cammino in salita.
realizzare la salvezza. Questo è il luogo discusso “nella Legge e i
Profeti” (cfr. Lc 9,31).
dal luogo dove è stata raccontata la parabola delle mine. A Gerico Gesù ha
ridato la vista a Bartimeo (Mt 20,29; Mc 10,46; Lc 18,35) e ha convertito il
ricco Zaccheo (Lc 19,1), realizzando, in favore di entrambi, il suo ministero
di Buon Pastore (cfr. Gv 10,11-18). Ora il buon Pastore sale a Gerusalemme con “la
pecorella sulle spalle”, preludio di un’altra salita.
29: Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi,
inviò due discepoli
Luca, rilegge l’ingresso di Gesù basandosi sulle antiche profezie che
alimentavano le attese messianiche: “In quel giorno i suoi piedi si
poseranno sopra il monte degli Ulivi che sta di fronte a Gerusalemme verso
oriente” (Zc 14,4).
arrivato in queste due località. Come pure non dice chi sono i discepoli
inviati. Solo dal confronto con gli altri sinottici appare che il fatto è
avvenuto nel primo giorno della settimana (domenica).
discepoli inviati da Gesù. In Marco, troviamo le istruzioni date loro da Gesù.
30-31: dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro
legato, sul quale non è mai salito nessuno.
riporta le istruzioni date ai due discepoli da Gesù, ma rende più perentoria la
sua richiesta tralasciando l’assicurazione che egli rimanderà subito il
puledro. Il fatto che Gesù sappia esattamente dove si trovino l’asina e il
puledro e il modo imperativo con egli cui ordina ai suoi discepoli di andarli a
prendere, vogliono mettere in risalto l’autorità del Messia.
rimasta legata, è rimasta nascosta, perché, tra le tante attese di un messia
trionfatore, di un messia vendicatore contro i pagani, questa era rimasta
emarginata, non era stata accolta. Era stata come legata.
e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete
così: «Il Signore ne ha bisogno».
volte (senza dimenticare che in altri brani si ripete, in quanto Dio scioglie
dai legami della morte eterna). Gesù è venuto a sciogliere quella profezia che
era rimasta legata, quella di un messia di pace, perché questo messia di pace
nessuno lo voleva. Volevano un messia violento, un messia potente, ma di un
messia di pace non sapevano che farne.
“Signore” in contrapposizione al termine proprietari, padroni, perché
Gesù è Il Signore che slega la profezia, colui che libera. Quei proprietari,
padroni sono quei signori, quei capi del popolo che invece la tenevano legata
alla morte.
racchiuso in un animale. Non è un cavallo che serve per il potente, per la
guerra ma è un asino, che si usa in tempo di pace. Gesù non giunge a
Gerusalemme come capo militare, circondato da un esercito a cavallo, ma seduto
sopra un asino e circondato da una folla festante a piedi: non si tratta di una
parata militare, ma di una processione liturgica.
libro dei Giudici nel cantico di Debora (Gdc 5,10) segno di pace e tranquillità
e come segno di autorevolezza (Gdc 10,4; 12,14).
33-34: Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate
il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
profezia in questa maniera. Attendevano un’altro tipo di salvezza, non quella
dalla morte eterna.
mai cavalcato, come dovevano essere gli animali destinati ad uso sacro (cfr. Nm
19,2; Dt 15,19; 21,3). Il verbo usato non è cavalcare ma “sedere”.
Solo il Signore può sedere sul puledro; solo il Signore può presiedere la profezia
per attuarla.
intenzionalmente di entrare in Gerusalemme cavalcando un puledro costituisce un
riferimento, anche se implicito, alla profezia che annunzia l’ingresso del
Messia nella città santa (Zc 9,9; cfr. 14,3-4).
35-36: Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi
fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla
strada.
risuona nel cuore. Il mantello nella Bibbia indica se stessi, la propria
persona e quanto comporta. Il mantello fa pensare anche al dono-chiamata della
vita, che ognuno riceve da Dio senza venire interpellato.
sacralità dell’animale, cioè il gesto è quella condivisione di pace, di quello
stesso ideale.
piedi di Gesù. Due gesti opposti, infatti questo richiama al dominio. Ancora
tra la folla c’è chi pensa a un Messia militare.
intravedere un’altro tipo di dominio: rimettere se stessi in Dio, perché Lui
sia al centro dell’esistenza, perché ci sta un’altro mantello da assumere:
Cristo e il suo giogo (cfr. Mt 11,25-30).
37: Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla
dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i
prodigi che avevano veduto
esultanza, lode, a gran voce. Questi motivi della gioia e della lode a Dio per
i suoi prodigi, che nel terzo vangelo accompagnano la manifestazione del
Messia, servono qui ad accentuare il tono messianico del racconto.
38: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e
gloria nel più alto dei cieli!».
precedente. I discepoli acclamano l’ingresso trionfale di Gesù.
nella quale però egli ha aggiunto il termine re, rendendo così esplicito il
carattere messianico dell’ingresso in Gerusalemme. Omette poi la frase
successiva di Marco (Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli) e ad essa sostituisce l’acclamazione: “Pace
in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”. La gloria di cui si parla, nel
linguaggio della Bibbia, indica la realtà personale di Dio in quanto si
comunica. La gloria presente in mezzo a noi, produce pace cioè quella felicità,
pienezza, vita, amore.
pronunziato dagli angeli sulla grotta di Betlemme (Lc 2,14: «Gloria a Dio nel
più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»), con la
differenza però che sia la gloria che la pace si situano in cielo: le promesse
messianiche si stanno realizzando mediante la comunicazione della gloria e
della pace, le quali però si trovano per il momento ancora in cielo.
cantare. Oggi è la moltitudine dei discepoli durante l’ingresso trionfale di
Gesù a Gerusalemme.
39: Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi
discepoli».
non è accettata dal popolo, ecco i rappresentanti religiosi, i farisei,
reagiscono.
adoperato da Luca, veniva usato per liberare le persone dai demoni,
nell’esorcismo. Infatti il termine letterale è “sgridare”.
stanno dicendo, acclamando un messia di pace, e non il messia violento, è
qualcosa di demoniaco, che non corrisponde al piano di Dio e loro, i farisei,
che sono i zelanti custodi della legge, sanno tutto e conoscono tutto sul piano
di Dio ma vogliono tenerlo legato.
40: Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le
pietre».
quale sono le pietre stesse della casa a pronunziare la condanna di coloro che
l’hanno costruita con guadagni illeciti (2,11). Inoltre, richiama la
predicazione del Battista (Lc 3, 8) o le pietre delle rovine di Gerusalemme,
che daranno in un certo senso testimonianza a Gesù.
al nostro brano, possiamo trovare dei richiami alla frase di Gesù
nell’espressione: “la pietra scartata dai costruttori è diventata testata
d’angolo” (v. 22).
passa attraverso la valle di Giosafat, chiamata anche la valle del giudizio,
che era disseminata di pietre tombali.
In altre parole, forse mettere a tacere i discepoli, ma non la forza
della parola di Dio (2Tm 2,9), anche in quest’ambito di morte, proclamerà il
dono di Dio all’umanità, cioè un messia che porta la pace.
“padroni” che non permettono la salvezza, la lasciano legata?
umile, pacifico come Gesù?
piena manifestazione dell’amore del Padre per tutti gli uomini?
impiegando i doni che Dio mi ha fatto? O piuttosto cerco di essere servito e di
servirmi degli altri, anche contando sull’approvazione o le lodi che dagli
altri posso ricevere?
contiene:
Giacobbe.
gloria. (Sal 24)
si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non
però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme,
tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e
in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. (Sant’Andrea di
Creta, discorso sulle Palme).