tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la
grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio
della Decàpoli. 32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la
mano. 33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli
orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il
cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35 E subito gli
si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava
correttamente. 36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo
proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto
bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
opera 18 episodi di miracoli. Il vangelo odierno ne presenta uno: per la prima
volta qui Gesù fa ricorso a gesti molto comuni tra i guaritori dell’epoca;
infatti pone le dita negli orecchi del sordomuto e gli tocca la lingua con la
saliva, ritenuta elemento medicamentoso sia dagli ebrei che dai pagani; poi
guarda verso il cielo, emette un sospiro e pronuncia una parola aramaica:
“effatà!” (noi siamo abituati a sentirla durante il rito del
battesimo dove il sacerdote sfiora con un dito le labbra del neonato, tocca le
sue orecchie e dice: “Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i
muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede,
a lode e gloria di Dio Padre.”), che subito l’evangelista traduce in
greco: “apriti!”.
all’ascolto della Parola ma soprattutto alla misericordia di Dio
31: Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il
mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
quel cammino ritornando in mezzo ai pagani, elargendo la misericordia di Dio.
Ma per farlo indica una certa fatica attraverso uno strano peregrinare: Tiro verso
sud, Sidone verso nord, la Decapoli verso sud. È talmente strano per la durezza
del cuore umano. Gesù torna e ritorna a bussare al cuore dell’uomo.
32: Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
condizione tragica (Sal 38,14: «Io, come un sordo, non ascolto
descrive accuratamente la condizione di quelli che ancor oggi sono sordi dalla
nascita. La condizione di questo uomo, pagano, vuole farci intendere anche uno
sguardo generale della popolazione: è sordomuta.
intermediario. Lui non si accorge della sua malattia, altri gliela mostrano.
Egli è sordomuto che nel testo greco, sordo, sottolinea non solo il senso della
sordità ma che la persona è spenta in se. È anche muto, balbuziente. L’opera di
Gesù sarà quella di farlo parlare correttamente.
schiavitù di Babilonia in Is 35,6: “La lingua del balbuziente griderà di
gioia”.
la preghiera, con il chiedere il soccorso chiedendo di imporre le mani, quel
gesto tipico di Gesù dove la sua forza passa dal più forte al più debole (Mc
1,31.41; 3,5; 5,41; 6,5).
33: Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e
con la saliva gli toccò la lingua
oggi farebbe la stessa cosa, lontano dagli altri per evitare giudizi,
incomprensioni. Per evitare un pensiero influente, visto il suo stato sociale.
“Gli stura” le orecchie: è un’azione quasi violenta. Nella Bibbia il
dito di Dio indica la sua potenza (Es 8,15; 31,18; Dt 9,10; Sal 8,4; Lc 11,20).
Con la saliva che qui viene ad evocare un immagine dello Spirito gli toccò la
lingua.
34: guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà»,
cioè: «Apriti!».
sempre in comunione con il Padre. Senza vivere la comunione con il Padre non
potrebbe fare nulla (cfr. Gv 5,19). Però, spesso freme di indignazione, come
qui, o di ira, e sempre in occasione sia del rifiuto con cui è accolto (Mc
8,12), sia di un male, come qui, sia della morte, come nel caso di Lazzaro (Gv
11,33.35.38). Forse il sospiro è liberatorio
da coloro che fanno fatica a capire.
in aramaico (‘epp tah) quasi a farci intendere che la persona capisce o
proviene dal giudaismo. Il testo greco traduce per noi la parola che indica una
apertura non solo dell’udito e di tutta la persona ma alla misericordia di Dio.
35: E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e
parlava correttamente.
immediatamente. L’evangelista definisce il motivo per cui era incapace: “il
nodo”. Marco dice letteralmente che «l’udito» (akoaí) dell’uomo si è aperto,
invece di usare óta, il termine che designa propriamente gli orecchi.
36: E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo
proclamavano
precedenti guarigioni (cfr. Mc 1,43-44; 5,43; 9,8) Gesù proibisce ai discepoli
di parlare di lui, perché non hanno ancora capito chi è Gesù e annunciano,
sbagliando, un Gesù Messia. Il Signore non vuole il clamore che solitamente si
alza intorno al taumaturgo. Solo che Gesù non è quello che loro annunciano e
per tre volte Gesù dovrà richiamarli su questo (Mc 8,31-33; 9,30-32; 10,32-34).
diventino credenti o si mettano al suo seguito, ma per creare uomini liberi,
guariti, pieni (Ermes Ronchi).
37: e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e
fa parlare i muti!».
“sbalorditi, sconvolti, meravigliati, spaventati”. Ciò che accade è
forte e lascia le persone senza parole perché qualcosa d’inaspettato e di
imprevisto. Poi riprende la Genesi (1,31) che fa “bella, buona” ogni
cosa. Ma chi era nella tradizione ebraica colui che faceva tali opere? Is
35,5-6: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e gli orecchi dei sordi
(kophos) sentiranno; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del
balbuziente (moghilalos) sarà chiara”. Aprire gli occhi ai ciechi e gli
orecchi ai sordi erano le opere del Messia. Se Gesù fa questo, il Messia,
allora, è arrivato.
Gesù Messia, ma come scrive fin dall’inizio:
Cristo, Figlio di Dio” (1,1) , non
nella linea della gloria e della potenza ma in quella della povertà e della
sofferenza: Gesù rivela la sua figliolanza divina sulla Croce (cfr. 8,29;
9,7;15,39).
attesa mi rivolgo a Lui?
rendono incapaci?
di questa salvezza con altri, con cui condivido anche la ricerca del dono di
Dio?
e annunciatore della Parola che racconta l’attuarsi della salvezza? Le mie
parole quotidiane sono risposta a questo dono di Dio?
Signore rimane fedele per sempre
generazione. (Sal 145)
gli orecchi del nostro cuore all’ascolto della sua Parola, così da avere sulle
nostre labbra parole di comunione fraterna e nelle nostre mani azioni di carità
(Enzo Bianchi).