Lectio divina su Mt 1,18-24


Invocare
O Dio, Padre buono, tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede. Amen.

Capire
La liturgia della Parola di questa IV di Avvento, ruota attorno ad un segno e ad una promessa: la nascita di un bambino, a cui sarebbe stato posto il nome «Dio-con-noi». 
Troviamo questo compimento nel Vangelo, nel segno profetico dell’Emmanuele, in Gesù. Egli è il segno della fedeltà di Dio: la sua venuta inaugura un tempo nuovo. La nostra attesa di Colui che viene, però, non può essere attesa oziosa e passiva, richiede disponibilità e accoglienza.
Il Vangelo, conosciuto come l’annuncio a Giuseppe, collega la nascita di Gesù alla promessa dell’Emmanuele, dichiarando che Gesù è questo “segno” che Dio è con noi.
Per Matteo questo tema verrà ripreso anche alla fine del suo Vangelo quando il Risorto promette ai suoi: «Io sono con voi tutti i giorni …» E nella figura di Giuseppe indica a noi un modello di vera e attiva collaborazione con il disegno di Dio.
Nel vangelo appare Maria. Nei primi 17 versetti di questo capitolo, raccolgono la genealogia di Gesù e si concludono con la sua nascita. Ora, l’Evangelista non fa altro che mettere alla luce i fatti, mettendo in primo piano Giuseppe e il suo modo di pensare Dio.Qui troviamo una “annunciazione” alla sua persona. Di lui il Vangelo non registra nulla, forse perché Giuseppe ha fatto sì che parlasse Dio e non lui.
E’ il caso di dire insieme a Kierkegaard: “Gesù, ci sia concesso di diventare tuoi contemporanei, vederti come e dove sei passato sulla terra e non nella deformazione di un ricordo vuoto”.

Leggere
18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa

Silenzio meditativo: Ecco, viene il Signore, re della gloria

Meditare
v. 18: Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo
In questo versetto Maria viene già descritta come Madre. C’è un dono che Maria riceve dall’alto un dono da custodire e da vivere.
L’evangelista descrive Maria “incinta” prima di convivere con Giuseppe, il suo promesso sposo. Secondo la legge di Mosè questo fatto meritava la pena di morte (Dt 22,20). L’evangelista sottolinea per noi “incinta per opera dello Spirito Santo”
Questo versetto si ricollega al v. 16, dove viene detto: “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”.
La sua formulazione non è del tutto chiara. Il testo greco non dice “dalla quale è nato Gesù”, ma “dalla quale è stato generato Gesù”. Forse in italiano non ci dice nulla, ma nella Bibbia è una differenza non da poco, perché rimanda a Dio. Infatti, abbiamo un “passivo divino”, una forma letteraria che la Bibbia usa per indicare un’azione di Dio.
Questo passivo divino è talmente importante che il v. 18 inizia nuovamente col dire come fu generato Gesù Cristo.
Qui si vuol sottolineare che Giuseppe non c’entra niente con la nascita di Gesù. Giuseppe è un credente che accoglie la sorpresa più sconcertante e splendida che possa avere una creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore.
Il destinatario dell’evangelo matteano è un credente che confessa la propria fede nel Figlio di Dio.
v. 19: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto
L’evangelista Matteo descrive Giuseppe come un “uomo giusto”. Per “uomo giusto” non si intende né pio e tantomeno gentile. Si intende secondo Dio, secondo la Parola di Dio. Giuseppe è come l’orante del Salmo 119 che cerca Dio e ordina la propria vita secondo la sua volontà e con intima gioia la sua Legge. 
Nell’AT l’uomo giusto è colui che è accetto a Dio. E Giuseppe rientra in quell’ideale di uomo giusto. Forse ancora non coglie il mistero in profondità ma il suo cuore è grande e da uomo giusto, non obbedisce alle esigenze delle leggi della purezza. La sua giustizia è maggiore. Più tardi Gesù dirà: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).
Il gesto dell’accusa pubblica che voleva fare Giuseppe, è in riferimento alla gogna pubblica descritta in Dt 22,23-27. Giuseppe risparmia a Maria questo disonore pubblico limitandosi semplicemente a ricorrere al procedimento, meno pubblico, del divorzio: “Se essa dice: Io sono impura, con ciò scioglie il suo contratto matrimoniale e se ne va”.
La grandezza umana di Giuseppe: preferendo Maria alla propria discendenza, scegliendo l’amore invece della generazione, ci dice che è possibile amare senza possedere.
vv. 20-21: Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Qui inizia l’annunciazione a Giuseppe che si sviluppa in cinque tempi (apparizione; turbamento; messaggio; obiezione; «segno» e il nome)
Giuseppe continua a pensare, agisce in base a ciò che ha dentro, e che nel sonno emerge in libertà: Giuseppe, l’uomo giusto, ha i sogni stessi di Dio: la sua parola parla nel sonno delle altre parole. Entrare nel sogno di Dio fa scoprire di essere figli. È scoprire la dimensione più profonda della vita e degli eventi. Per Giuseppe c’è qualcosa di più, un appellativo solenne: “Giuseppe, figlio di Davide”. Questo titolo, ritornerà ma in altri contesti (cfr. Mt 9,27; 20,30ss.). In Giuseppe accade il risveglio e le speranze della profezia di Natan a Davide si fanno realtà. L’erede delle promesse è chiamato dalla Parola ad accogliere il dono con decisione e libertà. Come in tutte le chiamate, anche per Giuseppe Dio dice: ” non temere”. Nella creazione ad Adamo fu rivolta questa parola, purtroppo la sua risposta è stata: “ho avuto paura” (Gen 3,10). Giuseppe invece nella sua paura lascia passare il soffio di Dio (ruach) che spazza tutto e diventa vero padre di Gesù. È l’inizio del nuovo cielo e della nuova terra, annunciati da Isaia (Is 65,17). Per lui vale davvero il primato dell’amore: accogliere Maria e il dono che lei porta; lasciare che la Parola risvegli nel profondo quel sogno segreto che è Dio stesso.
Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.
Due sono i nomi che il figlio di Maria riceverà due nomi. Il primo è molto comune: Gesù. Esso deriva dalla forma greca del nome ebraico Yeshua o Yeshu, che sono la forma abbreviata di Joshua. Il significato originale di Joshua probabilmente era “Jwhw aiuta”. Ma il nome è stato poi legato alla radice ebraica che significa “salvare” (ys’) e interpretato “Dio salva”. È il nome di Dio, la sua realtà per chi lo invoca: “chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato” (At 2,21). In nessun altro nome c’è salvezza (At 4,12), perché è il nome dal quale ogni nome prende vita. 
Il secondo nome lo troviamo nella forma: Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Quest’espressione va interpretata alla luce degli insegnamenti contenuti nell’AT, nel quale troviamo tale espressione, “salverà il suo popolo”, con riferimento a Dio stesso. Infatti, nel libro del profeta Zaccaria leggiamo: “Il Signore loro Dio in quel giorno salverà come un gregge il suo popolo, come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra” (Zc 9,16). 
La frase, inoltre, intende affermare che in questo Bambino che sta per nascere sarà presente Dio stesso.
vv. 22-23: Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.
Qui viene citato Is 7,14, dove al re è promesso un figlio, garanzia della fedeltà di Dio. È un segno che il re non osa chiedere e che Dio invece vuol dargli. 
I racconti evangelici (Mt 1,18-25; Lc 1,26-38) considerano la concezione verginale un’opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana (Lc 1,34): “Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (1,20).
Nella profezia di Isaia vi è contenuta anche una sfiducia in Dio. Il non fidarsi di Dio, come è, in questo caso, il comportamento di Acaz, è una storia antica, che puntualmente si ripete; ma, nonostante ciò, Dio, continua ad offrire la sua luce e la sua salvezza al singolo e all’intera umanità, in ogni tempo.
Il segno che viene dato vuole indicare che Dio è a fianco dell’uomo, così come possiamo capire dal secondo nome che viene dato al Bambino: Emmanuele, che significa Dio con noi. Nell’uscita dall’Egitto, nell’Esodo, Dio scende accanto al popolo oppresso e dice a Mosé: “Io sarò con te” (Es 3,12) e da quel momento in poi non abbandona più il suo popolo. 
Gesù è il “Dio – che – salva” perché è il “Dio – con – noi”. “E se Dio è con noi e per noi, chi sarà contro di noi” (Rm 8,32ss).
Questa particella “con” significa relazione, intimità, unione, consolazione, gioia, sforzo. Lui è sempre con noi, in nostra compagnia fino alla consumazione dei secoli (28,20).
v. 24: Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. 
Il sonno di Giuseppe si trasforma nell’Amore. La Parola del Signore trasforma i dubbi e i sogni: è il segno di un risveglio, di una resurrezione.
La resurrezione nasce dopo una lunga prova. Giuseppe sembra imitare la sua sposa: scava nel pozzo del cuore per accogliere il Bambino. L’accoglienza del bambino è l’accoglienza della madre. 
Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo. Maria è la donna del sì, ma il suo primo sì l’ha detto a Giuseppe, l’angelo la trova già promessa, già legata, già innamorata.
Giuseppe porta nella sua casa Maria. La casa è il luogo dove Dio si fa prossimo, si fa vicino, perché parla prima di tutto attraverso i volti delle persone che ci ha messo accanto, ci guarda prima di tutto con lo sguardo delle persone che vivono accanto a noi.

La Parola illumina la vita
Mi siedo, con calma, per assaporare il tutto in Lui. Mi ritrovo dinanzi al Suo mistero. Quale rispetto di fronte al mistero di Dio? 
Come scopro che Dio interviene nella mia vita, nella mia storia? Entro come Giuseppe nei sogni di Dio?  oppure desidero fuggire in segreto?
Il mio stare dinanzi alla Parola mi porta alla trasformazione? oppure mi lascia dove mi ha trovato? 
Dio scombina i miei progetti. Come li accolgo?

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Pregare
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. (Sal 23).

Contemplare-agire
Tutta la lectio suggerisce di assumere lo stesso atteggiamento di Giuseppe: accogliere Dio e le sue promesse  nella propria vita, anche se non sappiamo come si realizzerano.
Anche noi siamo chiamati a questa paternità: generare Gesù.

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