In questo cammino vi è il passaggio di Gesù. Nulla Egli lascia di non visitato, non toccato dal suo sguardo d’amore e di misericordia.
Qui siamo nel cuore della verità, qui è svelato il mistero della lebbra, quale malattia dell’anima: essa è il peccato, è la lontananza da Dio, la mancanza di amicizia, di comunione con Lui. Questo fa disseccare l’anima nostra e la fa morire pian piano.
“«Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati”. Poi conclude con un invito. Ancora non guariti li manda dai sacerdoti (cfr. Lv 13-14). Con questa annotazione l’evangelista vuole certamente far risaltare l’abbandono fiducioso di quei lebbrosi.
Il fatto di obbedire alle parole di Gesù indica chiaramente la loro fede: di conseguenza essi sono guariti mentre sono ancora in cammino. La guarigione si presenta come un dono per la loro fiducia. È un primo insegnamento importante, comune a tutti i racconti di miracoli, ma che il nostro racconto sottolinea in modo più esplicito.
“Tornare” è il verbo della conversione, del ritorno a Dio. È il cambiare qualcosa in un’altra cosa (Ap 11, 6); è il tornare a casa (Lc 1, 56; 2, 43), dopo essersi allontanati, come ha fatto il figlio prodigo, perso nel peccato.
Il Samaritano cambia, perché si lascia cambiare da Gesù stesso, si lascia raggiungere dal suo amore. Diventa un’altro Gesù. Infatti, Cristo che prima ancora di dare qualcosa ha assunto la stessa condizione di colui che era nel bisogno, si è fatto come lui per aprirlo alla salvezza.
A lui, all’unico credente domanda che fine hanno fatto gli altri nove. Richiama in questo momento due fratelli: Caino e Abele. Anche a Caino è stato chiesto dove era suo fratello (Gen 4,9). Qui non ci sta l’omicidio, ma la responsabilità sì. Quei nove lebbrosi hanno ricevuto la guarigione esterna, ma internamente sono ancora ammalati, rimasti legati ai vecchi ideali, incapaci di dire grazie a Dio.
Il samaritano, è un uomo nuovo risanato nel corpo e nell’anima, totalmente liberato e rinnovato nello spirito, ha sperimentato la salvezza per opera del Cristo; ha raggiunto la fede, quella fede che non conosce barriere, infatti nessun uomo è straniero agli occhi di Dio perché ogni uomo è un figlio che ha in sè l’immagine del Padre, che niente può distruggere e che Gesù ha riportato, col suo sacrificio e la sua parola, allo splendore originario.
Nei momenti difficili della mia vita, mi rivolgo a Lui con fiducia nella preghiera?
Persevero nell’implorazione? Che tipo di guarigione chiedo?
So ringraziare Dio e il prossimo per quanto ricevo e anche per quello che non ricevo?