Abramo è l’amico di Dio per eccellenza, colui che, dopo averlo ospitato nella sua tenda, diventa partecipe dei suoi segreti: Dio non può fare quello che ha in mente senza rivelarlo all’amico. Il vangelo s’incastona quasi all’inizio della “grande inclusione” di Luca (nella quale il terzo evangelista abbandona la traccia di Marco per seguire una fonte propria).
La preghiera non è una teoria, ma una pratica: si impara a pregare pregando. La preghiera è un’opera che si impara mettendosi alla scuola di Gesù e dei grandi maestri di vita spirituale.
Dire “Padre” non significa fare uno sforzo di immaginazione o avere una certa idea di Dio; significa semplicemente entrare nel modo di pregare di Gesù. Infatti, ogni volta che Gesù prega, menziona il Padre (cfr. Mt 11,25; Mc 14.36; Lc 23,34.46; Gv 17).
Più che una preghiera, Gesù insegna ai discepoli un modo di pregare: è l’atmosfera della preghiera, è l’orizzonte nel quale la preghiera si compie. In pratica, ogni domanda fatta al Padre dovrebbe chiudersi con sia santificato il tuo nome; venga il Regno tuo; dà a noi il pane; rimetti i nostri peccati. (vv. 3-4). In ogni domanda abbiamo un modo di intendere e vivere la vita.
vv. 5-8: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani…”, qui inizia il senso della nostra preghiera. Gesù illustra un comportamento tipico che suscita nell’uditorio una risposta spontaneamente univoca. Il racconto vuole mostrarci il modo di agire di Dio attraverso il filtro dell’agire umano, che risulta quasi una brutta copia di quello del Padre.
L’uomo che di notte corre dall’amico è figura del discepolo di Cristo, chiamato a pregare Dio sempre e comunque, con fiducia di essere esaudito non perché l’ha stancato, ma perché Egli è un Padre misericordioso e fedele alle promesse. In altre parole Gesù non fa altro che dire come deve pregare ogni suo discepolo: una confidenza totale in Dio, Padre amabile e giusto, confidenza che si spinge fino a una certa sfacciataggine, cioè a “disturbarlo” in qualsiasi momento e a insistere presso di lui in ogni modo, con la certezza di essere esauditi.
Questo ardore instancabile non può venire che dall’amore. Contro la nostra pesantezza e la nostra pigrizia il combattimento della preghiera è quello dell’amore umile, confidente, perseverante. Questo amore apre i nostri cuori su tre evidenze di fede, luminose e vivificanti. (CCC 1174).
Una caratteristica importante della preghiera è quella di essere dinamica, in movimento.Chiedete un indirizzo e vi sarà dato. Cercate mettendovi in cammino per arrivarci e lo troverete. Bussate alla porta che corrisponde a quell’indirizzo che avete trovato e vi sarà aperto. Essendo espressione di una relazione tra persone, la preghiera è un cammino graduale.
La preghiera non è un interruttore che accendi o spegni. Non è un barman al quali ordini un’aranciata. Non è un gettone per il distributore automatico di miracoli. Nel desiderio dell’uomo, vi è il dono di Dio. Il desiderio di Dio è il più grande dono fatto all’uomo: solo Dio può colmare il desiderio del suo cuore. La paternità di Dio si esprime nel dare. Se il Padre tarda nel dare, è solo perché il desiderio dell’uomo cresca e perché l’uomo non chieda più un dono, ma chieda Lui in dono.
La preghiera può cambiare la tua vita in qualunque momento, in qualunque situazione ti trovi, a qualunque età. La preghiera non è una semplice attività che l’uomo possa compiere accanto ad altre; nella preghiera l’uomo diventa se stesso nel modo più autentico, si trova senza maschere, esprime il nucleo più intimo della sua persona. E per il cristiano questo nucleo più intimo è il suo essere ‘figlio’, con un atteggiamento di piena sottomissione e di altrettanto piena fiducia.
La relazione filiale con Dio è il senso stesso della preghiera. La fiducia in Dio è il modo che ha l’uomo di far proprio il dono di Dio e di viverlo in maniera interpersonale e libera. E d’altra parte la fiducia dell’uomo in Dio, è addirittura una partecipazione alla fedeltà stessa di Dio verso l’uomo.
Ricevere il suo Spirito è avere tutto. Tutto ciò che è buono e può riempire la vita. È ricevere la capacità di essere in tutto come Gesù. Vale a dire lo Spirito Santo è sempre quello che Dio ci vuole dare; alla fine quello che Dio vuole ottenere dall’uomo non è altro che la conformità dell’uomo alla sua volontà.