Il discepolato non è il risultato di un nostro sforzo, di un impegno per costruire qualche cosa di grande. Il discepolato è per noi prima di tutto accogliere il Signore nella nostra vita. Accoglierlo come Signore, perché solo in questo modo la nostra vita viene unificata intorno al rapporto e all’obbedienza a Lui.
“entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa”. Gesù entra in un villaggio. Luca non menziona il nome. Non sempre l’evangelista Luca dice dove sta passando Gesù, ma più volte dice che Gesù è in cammino (Lc 9,51.53.57; 10,1.38; 11,1; 13,22.33; 14,25; 17,11; 18,31.35; 19,1.11.28.29.41.45; 20,1).
Il nome del luogo lo conosciamo dagli altri evangelisti o da altri racconti: si tratta di Betania, nelle vicinanze di Gerusalemme (Mc 14,3; Mi 26,6; Gv 12,1).
Quindi non una struttura geografica, ma spirituale. Infatti il brano è collocato tra la parabola del “buon samaritano” e l’insegnamento sulla preghiera.
In questo luogo Gesù accoglie l’invito di una donna, Marta il cui nome significa “signora”. L’ospitalità offerta a Gesù ed ai suoi pone Marta in una luce favorevole. Dopo il rifiuto dei Samaritani (9,53), l’apertura della propria casa a Gesù la pone tra coloro che collaborano alla sua missione (9,4; 10,5-7): quella di Servo, annunciata da Isaia (Is 53,2-10; 61,1-2) ed assunta da Gesù a Nazareth (Lc 4,16-21).
Qui il verbo usato è hypodéchomai, che vuol dire “ricevere, accogliere, accettare”. Il verbo non viene utilizzato solo in senso di ospitalità per le persone, ma anche per la Parola di Dio. La casa (visto qui come il cuore dell’uomo) in questo caso, diventa luogo privilegiato.
In Maria si manifesta quello che è l’atteggiamento più consono alla presenza di Gesù. La presenza di Gesù porta Maria a tenere nei confronti di Gesù l’atteggiamento del discepolo. Lei si siede ai piedi di Gesù per ascoltare la sua parola.
Maria non fa niente, guarda e ascolta il Signore. Ascoltare è la base, l’inizio e il fondamento, e da questa parola deve nascere tutto il resto, tutta la vita cristiana. Nella vita dell’uomo e nella vita del cristiano, ricevere è più radicale che dare.
La comunità cristiana cresce secondo una regola che è scritta nella parola di Dio.
La chiave del discorso non sta tanto nella frase che Gesù dice a Marta, quanto piuttosto a ciò che la provoca. “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciato sola a servire?” Perché questa è una frase importante? Gesù non dice: “smettila di servire”. Gesù piuttosto dice: “vivi il servizio come vivi lo stare ai miei piedi”.
Il servizio induce all’ascolto e nasce dall’ascolto. Si tratta di fare tante cose come chi sta ai piedi del Signore. Non si tratta di non fare le cose, ma di fare con quella condizione di chi sta ai piedi, riconoscendo che in ogni servizio la cosa migliore non è quello che facciamo noi, ma è quello che fa lui, cioè l’ascolto di Lui.
Tutto ciò “consiste nel pensare e operare costantemente alla presenza di Dio, il quale già ad Abramo aveva detto: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gn 17,1). Questa presenza ci libera dalla nostra angosciosa solitudine, ci sorregge, ci dona la pace, a patto che non tentiamo di sottrarci ad essa e non cerchiamo di rizzare tra noi e Dio alcuna barriera” (S. Rinaudo).
Maria ha scelto la parte migliore, cioé quella strada giusta per poter iniziare il servizio. Questa consiste nel non voler precedere il Signore, nell’ascoltare prima di agire, nell’accettare di essere serviti prima di servire.C’è la definitività di un dono. Questa parte che Maria si è scelta se la dovrà tenere e non le sarà tolta. È una garanzia, ma non necessariamente una garanzia di successo: a volte il Signore diventa ingombrante nella vita. Questa dimensione che Maria vive è la parte di un tutto: Maria si è scelta la parte migliore. Non c’è mai nessuno che, ascoltando o servendo, non sia parte di un tutto che è la Chiesa.
Mi concentro tanto nell’attività pastorale da perdere di vista l’ascolto del Maestro? “Protesto” o “mi sento incomodo” per quello che fanno o dicono i miei fratelli, le mie sorelle?