Invocare
Leggere
Silenzio meditativo perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
Capire
Meditare
Il dono della pace (lo Shalom) nel senso biblico più completo, per le persone e le famiglie. È un impegno solenne e positivo, che solo può compiere chi si presenta come un agnello. La pace è il dono messianico per eccellenza; Gesù l’ha già donata a qualcuno, soprattutto nel dono del perdono; e, nella sua passione, egli diventerà «la nostra pace», quando ci riconcilierà definitivamente con il Padre. La pace è il dono e il saluto privilegiato del Risorto.
Il valore comunitario della convivenza fraterna prevale sull’osservanza delle norme rituali. Agendo così, criticavano le leggi della purezza che erano in vigore, ed annunciavano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio.
Nelle guarigioni Luca vede il segno della vicinanza del Regno di Dio come salvezza: l’uomo riceve la sua integrità umana. I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e cacciare i demoni (cfr. Mt 10,8). Questo significa che devono accogliere dal di dentro della comunità coloro che da essa furono esclusi.
Per la prima volta Luca riporta la formula «il Regno di Dio è vicino a voi», sintesi dell’annuncio centrale di Gesù (cfr. Mc 1,15). Riguardo al significato originale, il problema è di conoscere il senso esatto del verbo eggizein, che normalmente significa «avvicinarsi», ma che, al perfetto, può acquistare la sfumatura di una prossimità immediata, di una vicinanza tale da diventare presenza. Il Regno di Dio è vicino perché Gesù è vicino. E’ la prossimità del Signore, del Risorto, grazie all’annuncio dei suoi missionari. I messaggeri annunciano la forza salvifica del Regno presente nella loro attività che è quella del Risorto.
Solo Luca dice che gli evangelizzatori devono annunciare la prossimità del Regno di Dio anche alla città che rifiuta l’accoglienza: questa vicinanza del Regno può essere vista come una minaccia verso quella città, oppure come un’ulteriore possibilità di conversione.
Quanto sia urgente il messaggio si percepisce anche dal fatto che è forte la condanna per coloro che non intendono accettarlo, essi sono considerati peggiori dei famigerati peccatori di Sodoma.
Si noti però che si dice che ciò avverrà nel giorno del giudizio, non adesso: al rifiuto non segue immediatamente il castigo, la condanna; Dio continua ad offrire tempo ai peccatori per convertirsi.
Il valore escatologico dell’annuncio di Gesù viene trasferito sulla missione dei suoi messaggeri: anche il loro annuncio ha carattere escatologico, e quindi le città che rifiutano la loro proclamazione sono minacciate dal medesimo giudizio di quelle che hanno respinto Gesù. Il rifiuto dei messaggeri è seguito da una parola di giudizio che funge da legame tra Lc 10,10-11 e Lc 10,13-15. Più che un senso di vendetta contro le città che non accolgono il Vangelo, la sentenze mette in luce la serietà della decisione richiesta dinanzi all’annuncio della venuta del Regno di Dio; comunque esiste qualche tensione con l’insegnamento emerso in Lc 9,51-56.
Con l’annuncio della vicinanza del Regno di Dio, satana ha perso il potere di accusatore nei confronti di Israele: Dio offre di nuovo e in modo definitivo la sua grazia salvifica al popolo. La caduta di satana è già una realtà: l’agire salvifico di Dio è all’opera, il suo Regno è già presente e tende con tutta forza verso il pieno compimento. Quando gli eserciti di Dio marciano nel nome di Gesù, Satana non ha il potere di fermare quella marcia vittoriosa : la volontà di Dio viene fatta, il nemico è in fuga e nulla può fermare i propositi dell’Altissimo .
Con questo versetto Luca pone l’attenzione sulla protezione ricevuta: gli evangelizzatori non camminano sui serpenti e gli scorpioni per schiacciarli come un nemico vinto, ma possono camminare sopra queste bestie pericolose senza danno, senza essere vittime dei loro morsi. La protezione divina dei discepoli si estende anche contro le numerose e varie manifestazioni nocive – seduzioni e tormenti – che satana può recare all’uomo, e che i messaggeri dovranno affrontare: avranno da Dio il potere di superarle.
Ecco che Gesù risponde all’affermazione entusiasta del discepolo ritornato dalla missione. Anche se è esaltante avere potere contro il male, scacciare i demoni, quello di cui davvero ci si deve rallegrare è di essere a servizio della Parola di Dio, del Vangelo. E’ questa la cosa più importante, ciò di cui devono gioire i discepoli.
La gioia vera, quella profonda, duratura, inalterabile e che niente e nessuno potrà mai intaccare, non viene, infatti, dalle mutevoli vicende temporali, ma nasce dall’eterna comunione col Dio che salva.
v. 20: “rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Il profeta Isaia già nell’A.T. aveva messo in rilievo come la missione del profeta sia strettamente legata al piano di Dio. È lui che per mezzo nostro consola, restituisce la gioia della vita, nutre, fa crescere, rende la società prospera e la fa vivere in pace. È sempre la paternità e fecondità di Dio che siamo portati a trasmettere.
San Paolo osa dire, da Apostolo, che il missionario porta in sé le stigmate, i segni di riconoscimento di Gesù Crocifisso (Gal 6,17), del dono, della Missione di Cristo, il solo missionario che fa della vita nostra partecipazione alla sua missione.
Il fare come Cristo, l’essere di Cristo fa incidere il nome nel cuore di Dio… nei cieli.
Alcune domande per la riflessione personale e il confronto
In cosa consiste la mia testimonianza del Vangelo senza borsa, bisaccia e sandali? Quali difficoltà incontro nel realizzarla?
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».
«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.