III DOMENICA DI AVVENTO / A

Lectio divina su Mt 11,2-11

Vieni, Signore, a salvarci

Invocare
«Manda il tuo Santo Spirito Paraclito nelle nostre anime e facci comprendere le Scritture da lui ispirate; e concedi a me di interpretarle in maniera degna, perché i fedeli qui radunati ne traggano profitto». «Dio salvatore… t’imploriamo per questo popolo: manda su di esso lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede e conduca a te le nostre anime, Dio delle Misericordie». (cf. Esortazione Apostolica Postsinodale, Verbum Domini, 16).

Leggere
2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Un momento di silenzio meditativo perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Passi utili alla meditazione
Gen 49,10; Sal 118,26; Zc 9,9; Ml 3,1; Eb 10,27; Es 23, 20; Is 26,19; 29,18; 32,3-4; 35, 4-6; 61,1-2.

Capire
Siamo nella terza domenica d’Avvento, detta domenica “Gaudete”, prendendo spunto dall’antifona d’ingresso con cui la Chiesa introduce la Liturgia eucaristica di questo giorno: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. (Fil 4,4.5). È la gioia che scaturisce nel buio della nostra esistenza, ove siamo chiamati ad incamminarci e rileggere nella nostra vita, con la luce nel cuore, la Parola del Signore.
Il Vangelo odierno, è nel contesto di una serie di racconti circa l’attività di Gesù che fa seguito al discorso sull’apostolato (Mt 11-12). Non vengono narrati molti miracoli, ma l’evangelista pone l’accento sulla polemica fra Gesù e i suoi avversari, in un crescendo che continuerà per tutto il resto del vangelo.
In questa sezione, dominata in modo preponderante dalla diffidenza e dall’ostilità, la predicazione di Gesù è costretta a farsi misteriosa e Gesù per non togliere del tutto la luce dei suoi insegnamenti al popolo d’Israele, propone sotto il velo del genere parabolico i vari aspetti della misteriosa realtà del Regno.

Meditare
vv. 2-3: Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Facciamo qui un salto da 4,12, punto in cui del Battista non sappiamo nulla. Adesso si trova in carcere, un luogo di segregazione, un mondo a parte. *
Un giorno Paolo scrivendo a Timoteo dirà “la Parola di Dio non è incatenata” (2Tim 2,9), non si lascia mettere nessuna catena, essa è viva come dice l’autore della lettera agli Ebrei, Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4, 12). Giovanni è convinto di questo e non ripiega la sua vita su se stesso, anzi, non smette di fissare lo sguardo verso ciò che ritiene lo scopo della sua vita: preparare la strada al Messia. In Lui è tutta la sua gioia, da Lui aspetta la sua salvezza. È attento ai segni dei tempi anche se questi segni sono molto diversi da quelli da lui stesso annunciati.
Ora però gli sorgono dubbi. Non sappiamo il motivo per cui il Battista è spinto alla domanda; forse l’ambiente stesso l’ha portato a questo. In questo momento egli rappresenta tutti quegli uomini giusti dell´AT e di tutte le epoche, che hanno il valore di esprimere i loro dubbi, di mettersi in discussione con serietà, di cercare una risposta alle loro domande.
Giovanni da uomo pieno di Spirito Santo si mette in discussione e si apre ad una nuova proposta da parte di Dio, pur con la fatica che avrà fatto nel comprendere questo progetto. La sua è una domanda aperta alla verità che gli viene da un Altro.
vv. 4-5: Gesù rispose loro: Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. La risposta di Gesù non è diretta, ma facendo parlare i fatti, attesta esplicitamente la sua missione. I verbi “udite” e “vedete” messi al presente descrivono un’azione che si sta svolgendo ora, in questo momento, con tendenza a durare verso un immediato futuro.
Con una serie di coppie di prodigi da lui operati ieri ed oggi, con i verbi al presente, Gesù invita, non solo Giovanni, ma i discepoli di ogni tempo, a leggere i segni dei tempi per riconoscervi la presenza del Messia Gesù. Questa “è la via della fede, che iniziando dall’attività visibile culmina nel riconoscimento di Gesù. È la via che conduce dall’oscurità alla luce, dal segno alla realtà” (W. Trilling).
Gesù in questo momento cita l’AT è il metodo narrativo matteano per affermare che in Gesù Cristo le Scritture hanno avuto il loro compimento. Egli non fa altro che invitarci a raccontare noi stessi ciò che abbiamo visto e udito. A farci degli interrogativi sulla verità nascosta. È un incitamento anche per noi ad essere svegli per essere portatori di un annuncio vivo e vissuto della nostra fede in Lui.
v. 6: E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!. Abbiamo un invito alla lettura dei segni dei tempi per dare risposta a noi stessi e a quanti ci circondano, ove vi è racchiusa una beatitudine. Gesù le aveva già proclamate le beatitudini. Qui ne aggiunge ancora una. Essa è legata a questo atteggiamento del discepolo che lascia che il Maestro gli insegni la via per giungere al Regno di Dio. Quanti infatti sapranno accogliere questo messaggio e questo stile di vita senza che esso gli provochi inciampo nel cammino, saranno felici perché avranno trovato la via della vita e della vera libertà.
La parola “scandalo” vuole indicare (in greco) la pietra d’inciampo preparata per colpire di sorpresa una persona. Gesù qui si presenta come uno che “scandalizza”. Ma lo scandalo di cui parla Gesù è quello che scaturisce dal vivere radicalmente il vangelo, quello che ci scuote dalle nostre abitudini di vita e dai nostri schemi mentali. A nostra volta, siamo chiamati tutti a “scandalizzare” il mondo con lo scandalo del vangelo dimostrando con la vita di non assoggettarsi a usi e costumi lontani dalla fede cristiana, di rifiutare compromessi che provocherebbero ingiustizie, di preoccuparsi dei poveri e degli ultimi.
v. 7: Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Sembra la corsa della curiosità. Gesù ancora ci interpella con queste parole. In particolare noi che continuiamo a seguirlo, ad ascoltarlo. Certo in questo momento Gesù elogia il battista perché non è come noi che continuiamo ad arrampicarci sugli specchi o che passiamo da un pensiero ad un altro. Egli è il discepolo fedele, che ha annunciato con schiettezza gridandolo alla coscienza di ognuno.
Giovanni compie il suo ministero in funzione della venuta di Gesù, su di lui occorre riflettere probabilmente per poter accogliere meglio il Messia. È un vero elogio che Gesù fa del suo Precursore: gli riconosce una solidità interiore; non si è lasciato agitare dai venti contrari seguendo ora questo, ora quello. Giovanni non è una canna sbattuta dal vento; il solo vento che lo muove è quello dello Spirito che lo ha condotto nel deserto, dove ha predicato la conversione e il ritorno a Dio.
v. 8: Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Gesù ribadisce cercando di arrivare all’identità del Battista: Un profeta è fuori dal nostro modo di pensare. Il suo status non è un privilegio, ma una missione; anzi la sua scelta così radicale dice il totale abbandono del mondo per dare a Dio il primato di tutto, per dire che Dio è l’unico vero bene. Questo è un interrogativo per noi quando non siamo in grado di accettare i profeti, quando non accettiamo coloro che parlano nel nome del Maestro.
Giovanni non ha voluto immischiarsi con faccende politiche, con riconoscimenti e favoritismi. Egli era anzitutto un “modello di sopportazione e di pazienza” (Gc 5,10) e come tale egli è l’araldo del Signore. Anzi, il richiamo al rispetto della Legge di Dio gli ha procurato la prigionia da parte dei potenti.
v. 9-10: Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. Anche noi, spesso, ci ritiriamo nel deserto. Un po’ suggerito da un animatore religioso. Un po’ perché lo desideriamo per fare una pausa nella nostra vita. Ma nonostante questo, Gesù ci ripete la domanda.
La prima domanda fatta da Gesù dovrebbe scuotere le nostre coscienze che spesso confondiamo i verbi, le parole. Vedere non è imparare. Dio non si impara ma si vede perché Lui si mostra. Il profeta non insegna Dio, ma lo mostra e Giovanni non ha fatto altro che mostrare Dio. Giovanni è un profeta, l’ultimo dei profeti che annunciavano l’intervento di Dio a favore del suo popolo.
Questo messaggero divino, che è stato Giovanni il Battista, ha preparato la strada al Signore. In questo modo Matteo sta definendo in modo indiretto la natura divina di Gesù.
Anche noi dovremmo fare o stare nel deserto per ritrovare la “via santa” e preparare la via al Signore.
v. 11: In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. È un elogio notevole che Giovanni riceve da Gesù, anche se alla fine sembra negare questa grandezza ineguagliata di Giovanni. Tuttavia la logica del Regno dei cieli è un’altra. Con Gesù, cioè Dio che viene a noi, il Regno non è più guadagnato con sforzi umani, ascesi, meriti derivanti da una buona condotta. Nel suo discorso della montagna il Maestro insegnava: “beati i poveri, perché di essi è il Regno dei cieli. A chi non ha nulla, neppure opere buone da offrire da Dio (e di cui vantarsi), e si presenta a Lui in totale nudità e vuoto, a questi è data la beatitudine del Regno.” Dirà Paolo in Romani 14,17 “il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”. La grandezza del Regno rende grande colui che ne fa parte ed è puro dono gratuito dell’Amore di Dio per noi. I più piccoli del Regno sono coloro che assumono la forma di schiavo e sull’esempio del figlio di Dio “nato da Donna” (Gal 4,4), desiderano servire tutti «fino alla morte di Croce» (Fil 2,6-11).
In altri luoghi Gesù stesso spiegherà: chi osserva la santa Legge di Dio, è grande nel Regno (Mt 5,19); chi si lascia fare come un bambino, è «il più grande nel Regno dei cieli»(Mt 18,4). Il centro è lui. Tutto deriva dal Padre mediante lui, che dona lo Spirito. Tutto torna al Padre mediante lui, con il dono dello Spirito.

Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa
Giovanni la voce, il Signore, invece, in principio era il Verbo. Giovanni, voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. Togli la parola, che cos’è la voce? Non ha nulla d’intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente. Nondimeno, proprio nell’edificazione della nostra mente, ci rendiamo conto dell’ordine delle cose. Se penso a quel che dirò, la parola è già dentro di me; ma, volendo parlare a te, cerco in qual modo sia anche nella tua mente ciò che è già nella mia. Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nella tua mente la parola che occupa già la mia, mi servo della voce e, mediante la voce, ti parlo. Il suono della voce ti reca l’intelligenza della parola; appena il suono della voce ti ha recato l’intelligenza della parola, il suono stesso passa oltre; ma la parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia. Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: Egli deve crescere ed io, invece, diminuire? La sonorità della voce ha vibrato nel far servizio, quindi si è allontanata, come per dire: Questa mia gioia è completa. Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel profondo dell’essere. Vuoi aver la prova che la voce passa e il Verbo rimane? Dov’è ora il battesimo di Giovanni? Egli adempì il suo servizio e scomparve. Ora si accorre con frequenza al Battesimo di Cristo. Tutti siamo credenti in Cristo, speriamo salvezza in Cristo: questo annunziò la voce. E poiché è certo difficile distinguere la parola dalla voce, anche lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola: ma la voce riconobbe se stessa per non recare danno alla Parola. Disse: Io non sono il Cristo, né Elia, né un profeta. Gli fu chiesto: Dunque, chi sei? Io sono – disse – la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore. Voce di uno che grida nel deserto, voce di uno che rompe il silenzio. Preparate la via al Signore, quasi a dire: per questo io grido, per introdurre lui nel cuore; ma non può degnarsi di venire per dove voglio introdurlo se non preparerete la via. Che vuol dire: preparate la via, se non: elevate suppliche degne? Che vuoi dire: preparate la via, se non: siate umili nei vostri pensieri? Da lui stesso prendete esempio di umiltà. È ritenuto il Cristo, afferma di non essere quel che viene creduto, né sfrutta per il suo prestigio l’errore altrui. Se avesse detto: Sono io il Cristo, con quanta facilità egli non avrebbe convinto, dal momento che se ne aveva la persuasione prima ancora che parlasse? Non lo disse: si riconobbe, si distinse, si umiliò. Avvertì dov’era per lui la salvezza: comprese di essere lucerna ed ebbe timore perché non venisse spenta dal vento della superbia. (Dai Discorsi di sant’Agostino, Disc. 293,3).

Ma ascoltiamo quello che [Gesù] dice di Giovanni, dopo che i discepoli di questo si sono allontanati: “Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?” (Mt 11,7). Così dicendo certamente intendeva negare, non affermare. La canna, infatti, alla brezza più lieve si piega in un’altra parte. E cosa s’intende per canna se non un animo carnale, che appena è sfiorato dalla lode o dal biasimo subito si piega da questa o da quella parte? Se infatti dalla bocca degli uomini soffia il vento della lode, si rallegra, si riempie di orgoglio e tutto si strugge in tenerezza. Ma se da dove veniva il vento della lode soffia il vento del biasimo, subito s’inclina dall’altra parte accendendosi d’ira. Giovanni però non era una canna agitata dal vento, poiché‚ non si lasciava blandire dal favore né il biasimo lo irritava, da qualunque parte venisse. La prosperità non lo rendeva orgoglioso e le avversità non potevano prostrarlo. Pertanto, Giovanni non era una canna agitata dal vento, dal momento che nessuna vicissitudine umana riusciva a smuoverlo dalla sua fermezza. Impariamo perciò, fratelli carissimi, a non essere come una canna agitata dal vento, rafforziamo l’animo nostro in mezzo ai soffi delle lingue, e rimanga inflessibile lo stato della mente. Nessun biasimo ci spinga all’ira, nessun favore ci inclini a una sterile debolezza. La prosperità non ci faccia insuperbire, le avversità non ci turbino, di modo che, radicati in una solida fede, non ci lasciamo smuovere dalla mutevolezza delle cose transitorie. Così continua ad esprimersi [Gesù] riguardo a Giovanni: “Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito di morbide vesti? Ecco, quelli che portano morbide vesti abitano nei palazzi dei re” (Mt 11,8). Infatti descrivono Giovanni vestito con peli di cammello intrecciati. E cos’è questo: “Ecco, quelli che portano morbide vesti abitano nei palazzi dei re”, se non un dire apertamente che quanti rifuggono dal soffrire amarezze per amore di Dio e sono dediti soltanto alle cose esteriori, militano non per il regno celeste, ma per quello terreno? Nessuno dunque creda che nel lusso e nella preoccupazione delle vesti non ci sia alcun peccato, poiché se non ci fosse colpa, il Signore non avrebbe affatto lodato Giovanni per l’asprezza delle sue vesti… E già Salomone aveva detto: “Le parole dei savi sono come pungoli, e come chiodi piantati profondamente” (Qo 12,11). A chiodi e a pungoli sono paragonate le parole dei sapienti, perché esse non sanno accarezzare le colpe dei peccatori, ma bensì le pungono. “Ma chi siete andati a vedere nel deserto? Un profeta? Sì, vi dico; e più che un profeta” (Mt 11,9). È infatti compito del profeta predire le cose future, non indicarle. Giovanni è più che un profeta, perché indicò, mostrandolo, colui del quale nel suo ufficio di precursore aveva profetato. Ma poiché‚ [Giovanni] non è una canna agitata dal vento, poiché non è vestito di morbide vesti, poiché‚ il nome di profeta non basta a dire il suo merito, ascoltiamo dunque in che modo possa essere degnamente chiamato. Continua [il Vangelo]: “Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io ti mando innanzi il mio angelo, perché prepari la tua via dinanzi a te” (Ml 3,1). Ciò che in greco viene espresso col termine angelo, tradotto, significa messaggero. Giustamente, dunque, viene chiamato angelo colui che è mandato ad annunziare il sommo Giudice: affinché‚ dimostri nel nome la dignità dell’azione che compie. Il nome è certamente alto, ma la vita non gli è inferiore (Gregorio Magno, Hom. 6, 2-5).

Alcune domande per la riflessione personale e il confronto
Per Giovanni Battista fu difficile riconoscere, in Gesù, il Messia. E noi? Lo conosciamo? Lo riconosciamo?
La domanda di Gesù si rinnova ancora oggi per noi. Nel deserto cosa siamo andati a vedere? Che tipo di deserto è la nostra vita? Cosa andiamo a cercare?
Pensando alla figura di Giovanni già presentata dai Vangeli, come uomo e come profeta, che punti in comune e che punti divergenti abbiamo noi con la sua persona?
Riprendiamo la risposta di Gesù ai messaggeri di Giovanni: quali sono i segni del regno che danno un senso salvatore e liberatore alla nostra presenza cristiana nel quartiere, nella comunità?

Pregare
Ancora una volta, è la stessa liturgia che, nel salmo responsoriale di oggi, ci offre la preghiera che innalziamo al Dio della nostra gioia, datore di ogni salvezza. Dal Salmo 145:

Il Signore è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Contemplare-agire
Condividiamo e comunichiamo la nostra fede e le nostre preghiere… Prepariamo la venuta del Salvatore con la speranza, la gioia e la carità. Siamo per i nostri fratelli luce che li illumina e li incammina verso Cristo.

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