XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C

Lectio divina su Lc 19,1-10

Oggi per questa casa è venuta la salvezza

Invocare
O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua chiamata: porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Un momento di silenzio meditativo perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Passi utili alla meditazione
Sap 11, 22-12, 2; Mt 6,33; 13,45; Lc 2,15-16; 7,23; 12,31, 11,9s; 15,8; 22,61; Sal 27,8-9; Es 33,18-22; Gv 1,42; 12,21; Mc 10,21; Ap 3,20.

Capire
Nel vangelo di oggi, stiamo giungendo alla fine del lungo viaggio che iniziò nel capitolo 9 (Lc 9,51). Durante il viaggio, non si sapeva bene dove andasse Gesù. Si sapeva solo che si dirigeva verso Gerusalemme! Ora, alla fine, la geografia diventa chiara e definita. Gesù giunse a Gerico, la città delle palme, nella valle del Giordano. Ultima fermata dei pellegrini, prima di salire verso Gerusalemme! Fu a Gerico dove terminò il cammino dell’esodo di 40 anni lungo il deserto. Anche l’esodo di Gesù era terminato.
All’entrata di Gerico, Gesù incontra un cieco che voleva vederlo (Lc 18,35-43). Ora, all’uscita della città, si incontra con Zaccheo, un pubblicano: anche lui vuole vederlo. Un cieco ed un pubblicano. I due erano esclusi. I due scomodavano la gente: il cieco con le sue grida, il pubblicano con le sue imposte. I due sono accolti da Gesù, ognuno a modo suo.

Meditare
v. 1: Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando… Per qual motivo Gesù attraversava la città? La risposta la troviamo al v. 10: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Qui teniamo presente che Gesù ha appena operato un miracolo: ha reso vedente un cieco e con lui entra in Gerico. Gesù prende possesso di quella città forte che era, ai tempi di Giosué, l’ingresso alla terra promessa. L’occhio chiuso si è aperto. Lo scopo del viaggio di Gesù in Gerico era quello di incontrare il peccatore (in questo caso Zaccheo) e salvarlo. Ma Gesù non va in cerca soltanto di Zaccheo, ma di ogni persona di ogni tempo e di ogni luogo.
Anche noi siamo ricercati da Gesù e sollecitati a rispondere alle prove del suo amore. Ogni desiderio di bene è frutto della sollecitudine di Dio per noi ed esige la risposta, altrimenti il dialogo si blocca.
In compagnia di dei due credenti e di quanti dopo essere guariti resteranno con Lui, Gesù si avvierà verso la Croce, il luogo della manifestazione della gloria di Dio nel luogo meno adatto.
vv. 2-3: quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. L’evangelista Luca inizia a descrivere Zaccheo partendo dall’uomo. Ciò vuole indicare una persona con una propria esperienza personale, con un proprio limite, con una propria storia. Il nome di quest’uomo, Zaccheo, significa “puro”; “l’innocente” ma la sua vita nel sociale contraddiceva il suo nome. Infatti è presentato da Luca come capo dei pubblicani. Questi erano esattori di imposte, esosi, avidi di denaro, crudeli con tutti; erano chiamati peccatori! Zaccheo apparteneva a questa categoria; e con la qualifica più alta: “capo dei pubblicani”, dice il Vangelo.
Il vangelo dice che Zaccheo cercava di vedere Gesù. Il testo non dice le motivazioni di questo desiderio. Possiamo leggere qui una difficoltà già mostrata da Gesù: Quanto è difficile, per colui che possiede ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare la cruna di un ago (Lc 18,25). Zaccheo è appunto uno di questi cammelli che, scorticandosi un po’, riesce a passare. Ma non era solo ricco, era anche ladro. E allora, nota giustamente sant’Ambrogio, “chi potrà mai disperare, se è arrivato anche uno la cui ricchezza proveniva dagli imbrogli?”.
Forse Zaccheo vuole andare oltre il semplice vedere. Vuol conoscere l’identità, il mistero di Gesù. Vuol trovare la luce. Ma non poteva per la folla”: essa costituisce una barriera tra Gesù e Zaccheo.
Nell’originale greco il verbo cercare si dice zetéo da cui viene la parola siciliana “zitu/zita”, che significa sposo/sposa. C’è dietro questa parola una ricerca appassionata tra lo sposo e la sposa. Questa ricerca finalmente si fa incontro.
L’evangelista sottolinea che “Zaccheo era piccolo di statura”. Ogni uomo è piccolo e ha bisogno che qualcuno lo porti in alto. San Paolo anche lui era piccolo, come dice la parola latina che lo qualifica: paulus cioé piccolo.
v. 4: corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. La passione per incontrare Gesù è talmente forte che Zaccheo supera i suoi limiti. Il Vangelo a Maria “mette” la fretta; a Zacche invece lo fa correre. Trovare il senso della vita, trovare la salvezza è un bisogno primario per l’uomo: esige fretta.
Questo lo si fa anzitutto conoscendo e accettando il proprio limite, dopo trova la soluzione: superare la folla e sale su un albero, che non a torto viene visto come figura della Croce; il cieco, invece, supera la folla gridando il suo bisogno di guarigione. Ognuno a modo suo supera la barriera che gli impedisce l’incontro con Gesù.
In genere noi saliamo, ci arrampichiamo su alberi sbagliati. Il Signore desidera ardentemente incontrarci, ma vuole che ci diamo da fare per incontrarlo.
L’albero giusto è quel “sicomoro”, simbolo della Croce sulla quale sta per salire Gesù andando a Gerusalemme, segno dell’umiltà, dell’umiliazione del Figlio di Dio. Lì su quell’albero che è la croce, tra qualche giorno Zaccheo vedrà pendere il suo Signore, lì il desiderio di Zaccheo di vedere il Signore della sua vita sarà soddisfatto. Sale “per poterlo vedere”.
Zaccheo è l’uomo che ha il coraggio dei propri desideri, agisce nel nome delle sue convinzioni, non delle sue paure, e l’albero diventa la sua libertà.
C’è in quest’uomo qualcosa che va oltre la curiosità; sicuramente ci sarà dentro di lui un qualcosa di indefinito, non decifrabile… ma d’altronde sempre quando si ha desiderio di Gesù non c’è solo curiosità; c’è sì curiosità, ma anche qualcosa di più profondo nel cuore: la libertà. La libertà è il respiro del Vangelo. All’avvicinarsi di Cristo si deve sentire aria di libertà. E non solo: dopo l’incontro con lui scopriamo e viene alla luce quanto noi desideravamo. Nasce allora, ma solo dopo il vero incontro con il Gesù vero, la conversione e la pace.
v. 5: Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Non è la prima volta che incontriamo nel vangelo “il luogo” che in greco viene detto “Katalyma” che significa “riposo”.
La parola viene usata in questo versetto, ma anche per indicare la mangiatoia e poi, più avanti, il calvario. Tutta la vita di Gesù, dalla nascita alla morte, è concentrata sull’essere presente lì dove l’uomo è nel bisogno. Qui Zaccheo è nel bisogno. Gesù è sul luogo. Il versetto presenta così l’altro personaggio: Gesù.
“Gesù alzò lo sguardo”. Si noti che è lo stesso verbo usato per il cieco di Gerico: anche lui vuole guardare in alto. Ma per guardare in alto si sottintende che uno stia in basso, e qui questo qualcuno è Gesù. Egli vuole guardare dal basso in alto: infatti, umiliò se stesso per poter salvare tutti. Compreso l’insalvabile Zaccheo. Volendo ricordare la parabola del buon Samaritano, Gesù qui si fa vicino, si fa prossimo di Zaccheo. Non lo scansa.
“Gesù disse a lui: Zaccheo”, lo chiama per nome, si manifesta suo amico, amico del piccolo, dell’immondo. Si ricorda di lui, l’ultimo. Dice Gesù ancora: “affrettati”: viene ripetuta la parola al versetto 6 che segue. La salvezza è una cosa seria: richiede urgenza. La proposta del Signore non è mai rimandata a domani: ti dice: Scendi subito! “Scendi”: non il grande ma chi si fa piccolo può scoprire le meraviglie del Regno di Dio. Gesù continua: “Oggi!”: è il tempo della salvezza.
In altre occasioni lo si ripete: alla nascita di Gesù e poco prima della sua morte. “Oggi sarai con me in paradiso”. Lo si ripete anche al v. 9 per dirci che non domani ma oggi si apre per te la via della guarigione e della salvezza. “Devo fermarmi in casa tua”. L’evangelista Giovanni dice che il Verbo di Dio ha posto la sua tenda tra di noi. E’ questo che vuole Gesù: dimorare tra noi, essere solidale con noi, vicino al nostro peccato, dentro la nostra morte. Questa è la volontà del Padre Celeste.
v. 6: Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Quando Gesù parla ad un cuore che attende, ad un cuore in cerca di una speranza nuova, il cuore subito si apre. Quando invece il cuore è pieno di se stesso e delle cose, allora difficile è ascoltare il richiamo o la voce di Gesù. L’uomo resta sordo al suo richiamo d’amore. Ma Zaccheo ha fretta, vuole subito accogliere il Maestro. Accolse: è il verbo usato anche per l’accoglienza data da Marta e Maria, è il verbo dell’amore. Zaccheo imita Dio, imita la Chiesa che tutti accoglie e lo fa con il trasporto di chi si sente salvato, con gioia. La misericordia di Dio accorcia e sopprime le distanze.
v. 7: Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». La richiesta di Gesù non è sorprendente ma scandalosa non solo per i farisei ma per tutta la folla: il Santo di Dio sceglie la casa di un pubblico peccatore, l’amico dei poveri va ad abitare nella casa di un ricco. Tutti borbottano perché vedono che Gesù non sa distinguere tra la casa del giusto dove si deve entrare e la casa di un peccatore dove non è lecito ad un ebreo entrare. È una reazione che è registrata più di una volta dal Vangelo. Gesù del resto li aveva preavvisati: “Beato chi non si scandalizzerà di me” (Lc 7,23). Qui viene detto in greco che è andato ad “alloggiare”, termine usato, come detto prima, per la mangiatoia (katalyo) dove Gesù venne deposto da Maria e per la deposizione nel sepolcro.
Il ripetersi di questo verbo come il riposo, l’adagiarsi è il grande desiderio di Gesù presso colui che vuol guarire dal suo peccato: lì Gesù vuol dimorare.
v. 8: Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Zaccheo inizia un cammino di conversione. Egli fa esperienza dell’amore gratuito di Dio e pare deciso a mettere ordine nella sua vita. La trasformazione di Zaccheo è radicale: egli va oltre le disposizioni della legge in caso di furto (Es 22, 3-6), fa ciò che non fece il giovane ricco. La sua trasformazione non è apparente, fittizia, di facciata, la sua novità è reale e lo dimostrano le parole con le quali egli si presenta nella sua nuova veste. Di quanto possiede, metà la dà ai poveri.
Incontrare Dio vuol dire trasformazione di pensiero di modo di vivere. Mettendo l’amore di Dio al primo posto della sua vita, Zaccheo vede in esso il fondamento, il senso e il criterio del suo agire.
Zaccheo sceglie di ripagare il danno arrecato secondo il diritto romano. Non cambia professione ma è esplicito nel far intendere che da oggi il suo lavoro lo svolgerà onestamente.
v. 9: Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Si ripete la parola “Oggi”. La parola OGGI, nel vangelo di Luca è caratteristica. Indica l’attualità della salvezza e la necessaria sollecitudine a non lasciarsi sfuggire l’occasione.
Gesù e la salvezza sono la stessa cosa. Se in una casa entra Gesù vi entra anche la salvezza. Gesù manifesta anche altre conseguenze di questa salvezza, dicendo: “Anch’egli è figlio di Abramo”. Colui che agli occhi della gente era senza speranza di salvezza diventa ciò che essi sono: figli di Abramo. Zaccheo vede la propria miseria, si sente chiamare per nome e percepisce cosa fare e lo fa.
L’espressione Figlio di Abramo, vuole intendere che la salvezza promessa ad Abramo consiste nella adesione a Cristo Gesù. E’ Gesù che ristabilisce, ridà la dignità a Zaccheo come ad ogni uomo.
v. 10: Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Questo versetto rimanda all’ultimo annuncio della Passione (Lc 18,31) che i discepoli non avevano compreso. Fino al dramma della Croce, Gesù è colui che cerca i perduti e li salva. Chi alza gli occhi a lui è salvo. Adesso gli apostoli iniziano a comprendere qualcosa del grande mistero che avvolge Gesù di Nazareth. Gesù accetterà di perdere la sua dignità, la sua vita, come un maledetto, per salvare i peccatori.
Ecco l’azione di Gesù, comunicare vita ad ogni persona. L’azione di Gesù non si frena di fronte a nessuna situazione, come nel caso di questo ricco, di questo Zaccheo, che poteva essere considerato un caso disperato. In Gesù la salvezza impossibile è resa possibile.
La Buona Notizia è per tutti.

Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa
Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi. che non si lasciano indurre al peccato Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è più numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria. Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l’ha incontrato e l’ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull’albero, Gesù lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate.
Eva ha seguito il cattivo consiglio e l’ha fatto suo, ma è apparsa Maria, la Santa, e le ha ridato l’antico splendore. Il serpente ha mescolato segretamente il peccato con il sangue della morte e lo ha porto ad Eva. E perché ella non rifiutasse la bevanda, ha simulato amicizia. Nostro Signore ha mescolato col sangue il proprio vino, lo ha reso medicamento di vita e lo ha dato a bere. L’innocente (Maria) ha assaggiato ed ha dominato il sale mortale della terra. In paradiso, il peccato ha assalito Eva e quando ella gli ha ceduto l’ha scacciata dal paradiso. Ha dato ascolto al serpente ed ha perso il giardino. Il serpente che non ha piedi ha impedito il passo ad Eva, ma Maria ha servito la madre. La giovane ha portato la vecchia per poter vivere nell’antica dimora. È morta Eva in tarda età, ma ha generato Maria, tornando così, giovane. La nascita della figlia ha riparato la colpa dell’antica madre. Eva ha nascosto nel nostro feto il fermento della morte e della miseria. Ma è apparsa Maria che ha tolto questo fermento, perché le creature non si corrompessero.
Dio ha celato le sue onde nella Vergine. Dalla gloriosa è sgorgata la vita. I torrenti hanno risalito i monti, sopra le valli e le voragini. Il Maligno è stato vinto dall’annuncio del Figlio, dinanzi al quale tutti si sono prosternati. A quelli che chiedevano ha rivelato la sua natura, i campi si sono inariditi non potendo sopportare la sua gloria. Quella medicina ha fortificato i ricchi nella grazia, le loro mani l’hanno accolta nel lutto. Le nazioni l’hanno presa, essa ha sanato la ferita prodotta dal serpente. Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesù è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (Lc 15,7-10).
Un giorno, ha vietato di persistere nell’odio e nell’ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere. Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l’arco perde tensione.
Passando vicino all’albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso. Quanto più Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto più il Signore ha avuto pietà, tanto più gli ha usato misericordia.
Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero. Ha preso il penitente dall’albero, l’ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia.
Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Più grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia! (Cirillona, Hymn. in convers. Zacch., passim).

“Ed ecco un uomo di nome Zaccheo” (Lc 19,2). Zaccheo è sul sicomoro, il cieco è sulla strada. Il Signore ha pietà dell’uno e lo aspetta; nobilita l’altro, onorandolo di una sua visita. Interroga il cieco per guarirlo; si invita a casa di Zaccheo senza essere invitato: sapeva infatti che il suo ospite sarebbe stato largamente ricompensato, e se non gli aveva sentito proferire l’invito con la voce, ne aveva tuttavia sentito il desiderio di farlo…
Ritorniamo ora nelle grazie dei ricchi: non vogliamo offenderli, in quanto desideriamo, se possibile, guarirli tutti. Altrimenti, impressionati dalla parabola del cammello, e lasciati da parte, nella persona di Zaccheo, prima di quando converrebbe, essi avrebbero un giusto motivo per ritenersi ingiuriati. Essi debbono apprendere che non c’è colpa nell’essere ricchi, ma nel non sapere usare delle ricchezze: le ricchezze, che nei malvagi ostacolano la bontà, nei buoni debbono costituire un incentivo alla virtù. Ecco, qui il ricco Zaccheo è scelto da Cristo: ma donando egli la metà dei suoi beni ai poveri, restituendo fino a quattro volte quanto aveva fraudolentemente rubato. Fare soltanto la prima di queste due cose non sarebbe stato sufficiente, poiché la generosità non conta niente, se permane l’ingiustizia: il Signore poi chiede che si doni, non che si restituisca semplicemente ciò che si è rubato. Zaccheo compie ambedue le cose, e perciò riceve una ricompensa molto più abbondante di quanto ha donato. Opportunamente si fa rilevare che costui è il “capo dei pubblicani” (Lc 19,2): chi allora potrà disperare della salvezza, quando si è salvato anche colui che traeva il suo guadagno dalla frode? “Ed era ricco”, sta scritto (Lc 19,2), affinché impari che non tutti i ricchi sono avari. Perché le Scritture non precisano mai la statura di nessuno mentre di Zaccheo si dice che “era piccolo di statura” (Lc 19,3)? Vedi se per caso egli non era piccolo nella sua malizia, o piccolo nella sua fede: egli non aveva ancora promesso niente, quando era salito sul sicomoro; non aveva ancora visto Cristo, e perciò era piccolo. Giovanni invece era grande perché vide Cristo, vide lo Spirito, come colomba, fermarsi su Cristo, tanto che disse: “Ho visto lo Spirito discendere come colomba e fermarsi su di lui” (Jn 1,32). Quanto alla folla, non si tratta forse di una turba confusa e ignorante, che non aveva potuto vedere le altezze della Sapienza? Zaccheo, finché è in mezzo alla folla, non può vedere Cristo; si è elevato al di sopra della turba e lo ha visto, cioè meritò di contemplare colui che desiderava vedere, oltrepassando l’ignoranza della folla… Così vide Zaccheo, che stava in alto; ormai per l’elevatezza della sua fede egli emergeva tra i frutti delle nuove opere, come dall’alto di un albero fecondo… Zaccheo sul sicomoro è il nuovo frutto della nuova stagione. (Ambrogio, In Luc., 8, 82.84-90).

L’occhio della fede, che è stato posto nella pupilla della semplicità, riconosce la voce di Dio non appena l’ascolta… Tutti coloro che sono stati chiamati hanno obbedito su due piedi alla voce che li invitava, allorché il peso delle cose terrene non si aggrappava alla loro anima. Infatti, i legami del mondo sono un peso per l’intelligenza e per i pensieri, e coloro che ne sono avvinti e impediti difficilmente sentono la voce della chiamata divina.
Gli apostoli, invece, e prima di loro i giusti e i padri, non erano in queste condizioni: obbedirono come viventi, e ne uscirono leggeri, perché nulla del mondo li appesantiva. Niente può legare e impedire l’anima che ascolta Dio: essa è aperta e pronta, sì che la luce della voce divina, ogniqualvolta si fa presente, la trova in condizione di riceverla.
Nostro Signore chiamò Zaccheo dal sicomoro sul quale era salito, e subito Zaccheo si affrettò a scendere e lo ricevette nella sua casa: il fatto è che sperava di vederlo e diventare suo discepolo ancor prima di essere stato chiamato. Ed è cosa davvero ammirevole che egli abbia creduto in lui senza che Nostro Signore gli avesse parlato e senza averlo visto corporalmente, ma solo sulla parola di altri: la fede che era in lui era stata custodita nella sua vita e nella sua salute naturali. Egli ha dimostrato la propria fede allorché credette in Nostro Signore sentendolo annunciare; e la semplicità della sua fede è affiorata quando ha promesso di dare la metà dei propri beni ai poveri e di restituire il quadruplo di ciò che aveva frodato. In effetti, se l’anima di Zaccheo non fosse stata ripiena in quel momento della semplicità che si addice alla fede, non avrebbe fatto una tale promessa a Gesù e non avrebbe elargito e distribuito in poco tempo quanto il suo lavoro aveva ammassato in lunghi anni. La semplicità spandeva da un lato e dall’altro ciò che la scaltrezza aveva ammucchiato e la purezza dell’anima spargeva ciò che era stato acquisito con i pensieri dell’astuzia; la fede rinunciava a quanto l’ingiustizia aveva trovato e posseduto, e proclamava che non gli apparteneva. Infatti, l’unico bene della fede è Dio e non consente a possedere altro al di fuori di lui; tutti gli altri beni hanno poca importanza per lei, al di fuori di quell’unico bene durevole che è Dio; ed è stata posta in noi per trovare Dio e non possedere che lui, e per vedere che tutto ciò che esula da lui risulta a nostro detrimento. (Filosseno di Mabbug, Hom., 4, 77-80).

Alcune domande per la riflessione personale e il confronto
Corro sempre il rischio di impostare la vita in modo errato, su falsi binari “morti”: Dove trovare la certezza della buona impostazione della mia vita?
Mi lascio raggiungere dalla ricerca di Dio che si manifesta in Gesù?
Ho sperimentato momenti di vuoto, insoddisfazione, che forse mi hanno fatto paura? Ho scoperto in questo un mondo di sentimenti, di attese, possibilità che in qualche modo mi oltrepassa? Perché mi accade questo? Che senso ha?
Ho preso coscienza che tante risposte che finora mi sono dato non sono più sufficienti?
Mi lascio condizionare dal giudizio delle persone attorno a me? Sono anch’io giudice implacabile verso il prossimo?
Come percepiamo la salvezza entrando oggi nella nostra casa e nella nostra comunità? La tenerezza accogliente di Gesù produce un mutamento totale nella vita di Zaccheo. La tenerezza della nostra comunità sta producendo qualche mutamento nel quartiere? Quale?

Pregare
Il Signore passa sempre dalla nostra città, dalla nostra vita, dalla nostra storia. Abbiamo bisogno anche noi del nostro sicomoro e ripetere insieme al Salmista (Sal 118):

Con tutto il cuore ti cerco, Signore:
non farmi deviare dai tuoi precetti.
Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

Contemplare-agire
Fermiamoci a contemplare a rileggere la storia di Zaccheo in prima persona: mi sento disturbato da anch’io da molte cose, anch’io sono “piccolo di statura’ e non vedo più in là dello scorrere frettoloso della giornata. Anch’io sento forte la sete di Gesù, ma non so come trovarlo, o sono troppo pigro, o sono troppo preoccupato per le cose passeggere…
Saliamo allora sul sicomoro fiduciosamente per vedere Gesù e sentirsi dire “Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

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