DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Lectio divina su Lc 22,14 – 23,56

Invocare
Spirito santo, effuso sul mondo dal divino Morente, guidaci a contemplare e comprendere la via dolorosa del nostro Salvatore e l’amore con cui Egli l’ha percorsa.
Donaci occhi e cuore di veri credenti, perché si sveli a noi il mistero glorioso della sua croce.
«Grazie alla croce non andiamo più errando nel deserto, perché conosciamo il vero cammino; non restiamo più fuori dalla casa di Dio, nostro re, perché ne abbiamo trovato la porta; non temiamo più le frecce infuocate del demonio, perché abbiamo scoperto una sorgente d’acqua. Per mezzo suo non siamo più nella solitudine, perché abbiamo ritrovato lo sposo; non abbiamo più paura del lupo, perché abbiamo ormai il buon pastore.
Grazie alla croce non ci spaventa più l’iniquità dei potenti, perché sediamo alla tavola del re» (San Giovanni Crisostomo).

Leggere
22,14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». 19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi». 21«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. 22Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». 23Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo. 24E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». 33E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». 34Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi». 35Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». 36Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra gli empi. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». 38Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!». 39Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. 40Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». 41Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: 42«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». 43Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. 44Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. 45Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. 46E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
47Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. 48Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». 49Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». 50E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. 51Ma Gesù intervenne di­cendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì.
52Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. 53Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».
54Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. 55Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. 56Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». 57Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». 58Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». 59Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». 60Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. 61Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». 62E, uscito fuori, pianse amaramente.
63E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, 64gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». 65E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo. 66Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro sinedrio 67e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; 68se vi interrogo, non mi risponderete. 69Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». 70Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». 71E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
23,1Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato 2e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». 3Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 4Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». 5Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». 6Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo 7e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
8Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. 10Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. 11Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia. 13Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, 14disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; 15e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». [17] 18Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». 19Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio.
20Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettete in libertà Gesù. 21Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». 22Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». 22Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. 24Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. 25Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
26Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. 27Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. 30Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. 31Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». 32Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. 33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
35popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». 39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
44Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, 45perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. 46Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. 47Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». 48Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. 49Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. 50Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. 51Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. 54Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

– Fermiamoci in silenzio, lasciamo che la Parola entri in noi ed illumini la nostra vita.

Capire
La difficoltà di commentare il vangelo della passione viene soprattutto dalla ricchezza di temi teologici che questo grande racconto contiene. Non potendo commentarlo tutto, ci si limiterà ad esplicitare alcune considerazioni generali e a sottolineare alcuni aspetti caratteristici, ben consapevoli che si sta operando una scelta e che si rinuncia ad evidenziare altro materiale.
In questo Vangelo Lucano leggeremo parti simili a Marco, ma Luca le sviluppa e ci fa osservare un atteggiamento di conversione.
Nel cammino della croce il Signore apre una strada per noi, perché anche noi la percorriamo. E deve essere una strada simile alla sua, deve essere la strada di chi rinuncia ad affermare se stesso, e di chi cerca – con umiltà, con tanti limiti, con tante contraddizioni – di mettere quello che ha ricevuto dal Signore come un dono al servizio della vita degli altri: al servizio gli uni degli altri. Il senso della Chiesa è questo: portare gli uni i pesi degli altri; servire gli uni gli altri; lavarci i piedi gli uni gli altri; perdonarci e accoglierci gli uni gli altri. È in questa logica che il cammino del Signore ci vuole indirizzare.
Luca è attento a sottolineare, nella predizioni della passione, che il Figlio dell’uomo ‘doveva’ salire a Gerusalemme e molto patire: quel “doveva” indica che si tratta di una volontà precisa che fa parte del piano di Dio.

Passi biblici utili alla meditazione
Es 12,14; Dt 16,1-3; 1Cor 10,16-17; Lc 14,15-24;Ger 31,31-34; Sal 110,1; At 13,27; 1Cor 2,8; 1Pt 2,22-23; Sal 22,2-3.7-22; 31,6; 69,22; Mt 25,45-50; Gv 19,28-30; Is 42,1-9; 49,1-7; 50,4-11; 52,13-53,1-12.

Meditare
22,14: “quando venne l’ora”. Anche se è nello stile di Luca, abbiamo una annotazione con caratteristica giovannea (Gv 13,1). È la grande ora nella storia del mondo è quella in cui il Figlio dà la vita, facendo udire la sua voce salvatrice agli uomini che sono sotto il dominio del peccato. È l’ora della redenzione. Tutta la vita terrena di Gesù è orientata verso quest’ora. In un momento di angoscia, poco tempo prima della passione, Gesù dice: “Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora” (Gv 12,27).
22,15: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”. Precedentemente Gesù aveva detto: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (12,50 cfr. anche Gv 12,32). Luca ci offre uno sprazzo di luce sulla dimensione interiore di Gesù, mentre si appresta a patire e morire: ciò che lo spinge è, come sempre per lui, la scelta radicale di rispondere alla volontà del Padre (cfr. 2,49), ma s’intravede in queste parole anche un umanissimo desiderio di fraternità, di condivisione, di amicizia, quasi a indicare che tale perfezione deve essere il frutto dell’Eucarestia.
La prime parole di Gesù, seduto a tavola coi suoi discepoli, esprimono un sentimento a lungo coltivato. Il suo grande desiderio è il traboccare del suo grande amore. “La sua brama è verso di me” (Ct 7,11). Nell’Eucaristia si sazia il desiderio di Cristo perché il suo amore è accolto e si fa cibo del nostro desiderio di lui: “Chi mangia me, vivrà per me” (Gv 6,57). Nel corpo di Gesù, donato per noi, si consuma l’amore di Dio per l’uomo. Dio riposa nell’uomo e l’uomo in Dio, in comunione di vita e d’amore. Questa cena pasquale, l’ultima, è un momento preparato e atteso. La curiosa espressione “con desiderio ho desiderato” equivale a un superlativo. E il termine desiderio ed il verbo corrispondente dicono un desiderio appassionato. È la passione di Dio che va fino in fondo.
22,17.19-20: “E preso un calice, rese grazie”. Non siamo ancora al calice eucaristico propriamente inteso, ma solo alla prima delle quattro coppe di vino che si consumano nel corso della cena pasquale, pronunciando una lode a Dio. È questo il senso del rese grazie. “Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Luca sottolinea che l’ultima cena di Gesù è la cena che rientra nei riti del pesah ebraico. Subito prima ne ha descritto i preparativi (vv. 7-13). Ecco la sconvolgente novità narrata dagli evangelisti con particolare cura. Gesù coglie i suoi di sorpresa, li prende tutti in contropiede. Nessuno se l’aspettava che proprio in quell’ora si realizzasse la grande promessa fatta molto tempo prima nella sinagoga di Cafarnao: «Non Mosé vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi da il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e da la vita al mondo» (Gv 6, 32-33). Metafora, simbolismo, gioco di parole? Per non ingenerare fraintendimenti Gesù arriva al massimo dei realismi: «II pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).
Gesù compie tutti i riti prescritti per il banchetto pasquale in ricordo dei grandi prodigi compiuti da Dio per liberare Israele dalla schiavitù dell’Egitto: pronuncia le benedizioni, intona i salmi delle varie azioni di grazie; tutti mangiano l’agnello arrostito, il pane senza lievito intinto nella salsa rossiccia, le erbe amare, bevono alla coppa piena di vino.
È il banchetto in cui ci nutriamo di Cristo, facciamo memoria della sua passione, ci abbeveriamo del suo Spirito e riceviamo il pegno della gloria futura.
Facendo memoria di questo grande dono, viviamo sempre in rendimento di grazie al Padre e attingiamo la forza per vivere da fratelli, in umiltà e servizio reciproco. Questo è il pane che ci dà la forza per il lungo viaggio che ci porterà al monte di Dio dove lo contempleremo faccia a faccia. L’eucaristia ci introduce nell’eterno “sì” di compiacenza e d’amore tra Padre e Figlio. E questa è la vita eterna.
“dopo aver cenato fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi»”. In queste parole abbiamo una novità qualitativa, una diversità radicale. Il sangue versato indica una morte violenta. Una morte che, da un lato, costituisce il vertice del dono, dall’altro il suo apparente fallimento. Il vino versato indica allo stesso tempo la forza del dono di sé e lo scandalo della sconfitta: un corpo dato, ma anche rifiutato e inchiodato. Gesù non parla della morte e del suo senso, né semplicemente della fedeltà di Dio che vince la morte, bensì della forza dell’amore, della logica del dono che pare sconfitta dalla malvagità e dalla morte e che, invece, proprio nel martirio, manifesta tutta la sua potenza.
22,24-28: “nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande”. Luca ha l’opportunità di legare l’eucarestia all’esistenza del discepolo e al futuro della comunità. L’interesse dell’evangelista è mirato a collegare l’eucarestia alla vita cristiana, sia nella sua logica di servizio, sia nel suo aspetto di prova e di lotta, come anche nel suo aspetto di speranza.
Il contrasto fra il gesto di Gesù e la loro preoccupazione (“chi dovesse essere il più grande”) è enorme. Non hanno capito ancora che seguire il Signore significa servire.
Gesù afferma la sua presenza nella comunità (“Io sono in mezzo a voi”) che serve (“Colui che serve”): è il tratto della Croce, del dono di sé. Il volto del Signore è sempre determinato dalla logica dell’amore che serve. È il sedersi a mensa con Gesù.
22,44: “Entrato nella lotta, pregava più intensamente”. La traduzione letterale sarebbe “Entrato in agonia” che per Luca diventa una battaglia, una lotta in cui Gesù entra. Gesù si trova nell’orto degli Ulivi e si dice che Gesù è entrato nell’agonia. Qui il termine agon indica la tensione interiore di chi sta affrontando una prova estremamente radicale; è la lotta di chi si avvicina alla morte. In questa lotta bisogna combattere e le armi sono essenzialmente l’arma della preghiera e della veglia. Viene particolarmente sottolineata l’arma della preghiera; Gesù prega e arriva fino in fondo a questo combattimento come vincitore. I discepoli non pregano e si accresce sempre di più la loro distanza rispetto al loro Signore.
23,35: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Si rinnovano le tentazioni. Parole simili sono ricordate dai soldati e da uno dei malfattori. Si può vedere in questo l’ultima e suprema tentazione che viene presentata al Signore. Il cammino della Quaresima è cominciato così, con il racconto delle tentazioni. E il racconto delle tentazioni aveva un significato preciso: nel Battesimo Gesù è stato riempito di Spirito Santo; lo Spirito Santo è l’energia divina che deve permettergli di realizzare il suo compito, la sua missione; nelle tentazioni Gesù deve decidere che cosa fare, come vivere e usare in qualche modo quel potere, quel dono che gli è stato donato. E le tentazioni consistono tutte in questo: “Quello che tu sei, quello che hai ricevuto, la forza dello Spirito, la capacità di fare miracoli, la capacità di trascinare la gente, usale per te e per la tua affermazione personale! Usale per la tua ricchezza e per il tuo successo, per il potere che puoi conquistare con la tua forza!”. La risposta di Gesù è il rifiuto di qualsiasi uso egoistico ed egocentrico del potere che il Padre gli ha dato.
23,39: “Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Si ripete la stessa tentazione del versetto precedente. Sta esattamente qui l’incomprensione profonda del mistero di Gesù e del mistero di Dio: proprio perché Gesù è il Cristo di Dio non salva se stesso. La logica dell’amore è così: sa donare, sa spendere se stesso per la salvezza degli altri e sa dimenticare se stesso. Per l’ultima e suprema volta, Gesù rinuncia a usare il potere che gli è stato affidato per il suo vantaggio. Ma questa è proprio la condizione perché la vita e la morte di Gesù diventino significative e salvifiche per noi: proprio perché ha rinunciato ad affermare se stesso, la sua vita diventa una sorgente di salvezza per tutti noi. L’episodio che segue immediatamente, cioè quello del “buon ladrone” ne è il segno.
23,42-43: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. Uno dei malfattori sembra svegliarsi dai suoi errori e invoca Gesù con il suo nome. Il buon ladrone capisce che Gesù sta entrando (o in ogni modo entrerà) nel suo Regno! Ci vuole uno sguardo di fede per vedere questo; perché gli occhi di carne vedono solo un Gesù umiliato, schernito, agonizzante; vedono solo la privazione di ogni forza e potere. E invece il buon ladrone riconosce la dignità di Gesù, vede la croce come una via di regalità. È il segno di una grande semplicità e di una grande e profonda fiducia: è l’attesa della vita eterna. È il desiderio profondo dell’orante desideroso della casa eterna, del contemplare in eterno il volto del Signore. In pratica in Gesù l’uomo può ancora ripetere Il Signore è mia parte di eredità (Salmo 16). Cioè “Sii tu stesso la mia eredità”. “Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. La risposta di Gesù sostiene fiduciosamente il desiderio dell’uomo e realizza le attese dell’orante, oggi, hic et nunc, segna il tempo della salvezza.
23,46: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. In Luca, la prima volta che Gesù fa esplicitamente riferimento al Padre è nella risposta che egli dà alla madre, che lo rimprovera (Lc 2,49). L’ultima volta è quando consegna il suo spirito nelle mani del Padre (Lc 23,46). Sulla bocca di Gesù morente Luca non mette le parole angosciose del Salmo 22, ma queste parole, che esprimono il sereno e fiducioso abbandono di Gesù nelle mani del Padre.
Consegnare lo Spirito vuol dire dare la vita, dare la carità, dare l’amore. La carità è lo stesso amore increato partecipato all’uomo, effuso su tutta l’umanità nel momento culminante del mistero pasquale, nell’apice della vita di Cristo e della realizzazione della sua personalità.
La carità è la croce, è l’annientamento del Figlio di Dio, la sua morte per effondere il suo Spirito su tutti gli uomini. Egli rimette a lui il suo Spirito e nella pienezza della sua divinità, dalla croce lo effonde su tutta l’umanità. Questo è la carità.
Gesù è vissuto fidandosi in tutto del Padre e con la stessa fiducia muore. Anche nell’ora delle tenebre continua a fidarsi dell’amore; non cede alla tentazione e all’impazienza di chi vorrebbe far trionfare l’amore percorrendo strade diverse dall’amore stesso.
La Bibbia ci dice che anche Stefano è morto dicendo queste parole (At 7, 59). La storia, poi, afferma che furono le ultime parole anche di Policarpo da Smirne, S. Basilio, S. Bernardo di Chiaravalle, San Luigi, Lutero. La morte è l’ultima carta d’identità del credente, forse la più vera.
23,48: “tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto”. Il discepolo è chiamato a entrare in questa lotta che ha vissuto Gesù. Il discepolo soprattutto deve “contemplare” la passione che per Luca è essenzialmente qualcosa da contemplare.
La traduzione esatta qui non è “spettacolo”. Il termine usato in greco è theoria che vuol dire “panorama”, “visione ampia”, ma anche “contemplazione”. Come Mosè sul Sinai dovette avvicinarsi per vedere lo “spettacolo” del roveto che ardeva e non si consumava (Es 3,1-6), anche qui sul nuovo Sinai ci si avvicina con rispetto e timore, per capire e riconoscere una presenza misteriosa che conduce a battersi il petto, cioè a entrare in quel cammino di pentimento, di conversione che costituisce la chiesa.
Questo è l’esito della passione: portare l’uomo al pentimento, a rendersi conto di chi si è veramente e quale è il giusto rapporto con il Signore. Occorre contemplare Cristo crocifisso per entrare nel pentimento e nella conversione.

Per la riflessione personale e il confronto:
Dedichiamo qualche istante a contemplare Lui. Come si comporta Gesù nella Passione? Sovrumana dignità, pazienza infinita. Non un solo gesto o una parola che smentisca quello che egli aveva predicato nel suo vangelo, specialmente nelle Beatitudini. Egli muore chiedendo il perdono per i suoi crocifissori.
Quale la nostra risposta all’Amore di Dio? Vivo di questa Alleanza con Dio o è solo occasione annuale e passeggera racchiusa in un sentimento pietistico?
Gesù ci dice che sta in mezzo a noi come colui che serve e ci invita ad un amore reciproco senza il quale non possiamo dirci seguaci di Gesù Cristo. Ed io? E voi? Che valenza ha il mio servizio?

Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa
Con Palme i bambini ti lodano, chiamandoti figlio di Davide: avevan ragione, o Maestro, perché tu hai ucciso l’insolente Golia spirituale. Le danzatrici dopo la vittoria, così a Davide gridavano: ‘Saul mille ne uccise, Davide diecimila’ (1Sam 18,6s). Quello fece la Legge, e questo la tua grazia, o mio Gesù. La Legge è Saul geloso che perseguita: ma su Davide perseguitato sboccia il frutto della grazia, perché di Davide il Signore tu sei, o Benedetto, venuto a richiamare Adamo! Segno di povertà fu quello di sedersi sopra un asinello, mentre con la tua gloria fai vacillare Sion. Le vesti dei discepoli (come sella) erano certo un marchio d’indigenza, ma l’inno dei bambini e il grido delle folle (Mt 21,9) erano il segno della tua potenza: “Osanna nell’alto dei cieli”, ovvero: Salvaci infine, salva o Altissimo gli oppressi, tu che sei venuto per richiamare Adamo (Romano il Melode, Inni).

La prova unica e suprema della carità è data dall’amore portato al nemico. Per questo la stessa Verità affronta il patibolo della croce e tuttavia attua la carità verso gli stessi persecutori, pregando: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che compiono (Lc 23.34). Che meraviglia quindi se i discepoli, in vita, amano i nemici, dal momento che il maestro, subendo la morte, li ha pure amati? La prova suprema della carità e da lui descritta così: Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15.13). Il Signore era venuto a morire anche per i nemici, e tuttavia affermava che avrebbe dato la vita per gli amici, certo per insegnarci che, siccome possiamo acquistarci dei meriti amando i nemici, possono, in un certo senso, essere considerati amici anche quelli che ci perseguitano (Gregorio Magno, Omelie 27.2).

Piangono coloro che Gesù guarda. Pietro ha negato una prima volta, e non ha pianto, perché il Signore non lo aveva guardato. Ha negato una seconda volta, e di nuovo non ha pianto, perché ancora il Signore non aveva rivolto il suo sguardo verso di lui. Nega una terza volta: Gesù lo guarda, ed egli pianse amaramente (Lc 22, 61-62). Guardaci, Signore Gesù, affinché noi sappiamo piangere i nostri peccati (Ambrogio, Comm. a Luca 10.89).

Cristo condusse in Paradiso il ladrone nonostante il peso delle sue colpe… È straordinario e incredibile! Vedi la croce e ti viene in mente il Regno? Che cosa hai visto mai che possa esserne degno? Un uomo crocifisso, schiaffeggiato, deriso, accusato, coperto di sputi, flagellato: tutto questo forse è degno del Regno? Vedi allora come il ladrone guardò con gli occhi della fede, senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. Ed è per questo che Dio non si limitò a considerare le semplici parole, ma allo stesso modo, come quello aveva guardato alla divinità, così il Signore leggendo nel cuore del ladrone disse: Oggi sarai con me in Paradiso (Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 7).

A un sospeso, a un crocifisso, a un sanguinante, a un inchiodato il ladrone diceva: …Quando sarai entrato nel tuo Regno. Quegli altri (i discepoli di Emmaus), invece: Noi speravamo… Dove il ladrone aveva scoperto la speranza, là i discepoli l’avevano perduta (Agostino, Discorsi 232.6).

Pregare
Fermiamoci dinanzi alla ricchezza della Parola stessa. Scrutiamo, interroghiamo il nostro cuore e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 21):

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

Contemplare-agire
Ripeti spesso e vivi oggi la Parola: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perchè ne seguiate le orme” (1Pt 2,21).

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