Capire
Il cap. 20 di Luca riunisce i conflitti che Gesù incontra a Gerusalemme. In 4,13 Satana abbandona Gesù fino al tempo opportuno; è giunto questo tempo, il momento decisivo in cui Satana (ossia, gli avversari) cercano di eliminare Gesù.
Questa rivelazione, fondata nel Pentateuco, si sviluppa attraverso i profeti; la fede cristiana ha il suo inizio nella risurrezione di Gesù.
In teologia erano conservatori: non accettavano la Tradizione orale e si sottomettevano letteralmente all’autorità del Pentateuco. Poiché i libri di Mosè non parlano di risurrezione, i sadducei la contestavano.
Il numero “sette»” indica una certa pienezza, una totalità (cfr. 1 Sam 2,5; Rt 4,15; Ger 15,9; interessante per talune analogie è il testo di Tb 3,11-15); ricordiamo qui la “settimana” che termina nel riposo domenicale.
v. 38: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”. Luca è il solo a concludere la risposta di Gesù con questa frase che ci proietta verso il futuro. Si tratta di un’esplicitazione del pensiero di Cristo. Chi vive per sé, muore nell’egoismo. Chi vive per il Signore, partecipa già ora alla vita che ha vinto la morte: “è figlio di Dio”, “è figlio della risurrezione”. Gesù non volle dire di più circa questo mistero. Noi cristiani sappiamo che tutto questo dev’essere interpretato ora attraverso la Pasqua di Gesù. Per noi esiste la resurrezione, perché crediamo che Cristo è risuscitato.
“Laddove attecchisce il Vangelo e spunta un segno di amore, anche piccolo, sboccia la vita che non finisce. Per questo, nella professione di fede, noi diciamo “credo la vita eterna”, ossia la vita che non finisce, e non “credo nell’aldilà”. Il Paradiso possiamo viverlo sin da oggi” (Vincenzo Paglia).
Siamo il suo corpo in questo mondo e dobbiamo partecipare della sua sorte.
Mi sento “figlio di Dio”, “figlio della risurrezione”? Come vivo questa figliolanza? Nell’indifferenza, o nella speranza e nell’impegno a vivere più perfettamente l’amore, che sarà il contenuto della vita futura?
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.