Invocare
– Silenzio meditativo perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
In altri passi del Vangelo viene anche identificata con Gesù stesso. L’identificazione di questa vita con la luce degli uomini nella riga seguente fa pensare che si intenda vita eterna.
Grazie al Verbo gli uomini vedono la luce che li guida alla pienezza della vita. Giovanni riprenderà questo pensiero su Gesù al cap 8: «Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
“La luce splende nelle tenebre”. La frase si presta a diverse interpretazioni. Possiamo leggervi un’allusione alle infedeltà d’Israele che i profeti hanno denunciato ripetutamente e sulle quali Dio trionfava sempre nuovamente. Inoltre abbiamo un’anticipazione degli eventi accaduti durante la vita di Gesù fino alla sua vittoria finale con la risurrezione.
Con il termine “tenebra” s’intende anzitutto quanti sono lontano da Dio, cioè non ancora illuminati dalla luce divina.
Giovanni con queste poche parole, ci consegna un messaggio fondamentale: il non riconoscere Gesù fatto uomo fra noi, come senso ultimo della realtà, che dà valore ad ogni cosa è a tutti gli effetti un essere nelle tenebre, senza alcun punto di riferimento.
Una lettura che possiamo dare è che gli uomini non hanno compreso la prima manifestazione del Verbo avvenuta nella creazione, ma anche che la Luce sfugge ai loro tentativi di conquistarla e di dominarla.
Qui viene introdotta la testimonianza di Giovanni. Forse è tardivo questo versetto ma è necessario per non confondere, fin dall’inizio, il Battista col Messia. Tra i due c’è una differenza radicale che separa “colui che era fin dal principio, rivolto verso Dio” da quest’uomo, che è venuto da parte di Dio per essere testimone.
Giovanni rende solo testimonianza alla luce davanti alle autorità giudaiche (1,19-34), davanti al popolo d’Israele (1,31-34) e davanti ai propri discepoli (1,35-37).
L’ultima volta che Giovanni è menzionato nel vangelo, è quando viene elogiato per essere stato un testimone fedele: “Tutto ciò che egli disse di Gesù era vero” (Gv 10,41).
Giovanni diventa «figura» di tutti i testimoni che nel corso della storia hanno ricevuto la missione di testimoniare nel mondo la presenza della luce divina: la sua figura e il suo messaggio assumono una portata universale.
Viene usato l’aggettivo “vero” che tornerà spesso nel vangelo: vero pane (6,32), vera bevanda (6,55), vera vita (15,1). Quest’aggettivo in ebraico caratterizza “un timbro divino” (cfr. 7,28; 17,3). In questo modo, Giovanni afferma che soltanto nella rivelazione avvenuta in Gesù, attraverso la sua Parola e il suo operare, viene data a tutti gli uomini l’autentica comprensione della loro esistenza.
Il Verbo è qui qualificato come luce vera. La posizione del Verbo è precisata non solo nei confronti di Giovanni, che era soltanto il testimone della luce, ma anche nei confronti di tutte le false luci che sarebbero apparse nel mondo: esse non sono altro che ingannevoli idoli, mentre solo il Dio vivente è veritiero.
Inizialmente Giovanni parla del mondo nel senso di universo creato da Dio, come era nel pensiero dei greci. Nella citazione successiva, il termine allude non solo all’universo fisico ma include il mondo umano. Giovanni non fa altro, quasi a riprendere lo stile del Salmista, di far riflettere ogni singola persona se accettare o meno la Luce.
L’accoglienza della luce, mediante la fede, porta la vita divina e la salvezza. Il mondo diventa peccatore soltanto dal momento in cui rifiuta la rivelazione di Cristo e non riconosce la gratuità del dono di Dio. Non viene data nessuna giustificazione del rifiuto di questa luce: c’è solo la costatazione del suo rigetto.
L’affermazione del fallimento dell’incontro fra il Verbo e gli uomini non contraddice ciò che è stato dichiarato precedentemente, cioè che le tenebre non hanno arrestato la luce: all’evangelista interessa sottolineare il paradosso del rifiuto che la creatura oppone al suo Creatore.
Dopo aver accennato al “mondo” in generale, Giovanni sembra che qui voglia ricordare il comportamento speciale di Dio verso il suo popolo eletto, che si mostra infedele.
Questo è il mistero dell’Incarnazione per cui la Parola eterna assunse la nostra identica natura umana, divenendo in tutto simile a noi, fatta eccezione per il peccato (Eb 4,15). Cioè in tutto, escluso ciò che era incomprensibile con la divinità.
Il tempio di pietra di Sion (come si dirà esplicitamente in Gv 2, 18-22) è ora sostituito dalla “carne” di Gesù, cioè dalla sua corporeità e dalla sua esistenza storica che condivide con noi.
La missione della Parola nel mondo fu precisamente quella di porre gli uomini in grado di divenire figli di Dio, partecipi cioè della vita divina e di esserne testimoni.
Paolo ai Colossesi svilupperà quest’abbondanza di grazia (cfr. Col 2,9-10).
Questa espressione “grazia e verità” significa un amore generoso che si dona. Esse vengono abbinate come dono proprio dell’unigenito del Padre.
Quest’amore non nasce dal bisogno dell’uomo, ma lo precede, un amore addirittura che precede la creazione stessa e ne è la conseguenza.
Per Giovanni la Legge è già un dono di Dio, una grazia che si espande al mondo intero, tuttavia egli sottolinea la profondità della verità rivelata da Cristo: “in” e “mediante” Gesù Cristo, Figlio unico, Dio si rivela come Padre.
– Per la riflessione personale e il confronto:
Quali reazioni da parte nostra al mistero del Natale?
Ci riscopriamo veramente felici perché il Salvatore è nato anche per me / per noi?
Come Cristo occupa un posto nella mia vita personale?
Il Natale esprime la gioia e la bellezza dell’accoglienza? Come vivo questo dono?
Come non riamare Colui che ci ha amato tanto?
Pregare
Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra preghiera e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 97):
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Contemplare-agire
Ripeti spesso e vivi questa Parola: il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.