IL PROFETA ELIA E IL SILENZIO PROFETICO
di Carlos Mesters
Nella solitudine del monte Carmelo dove vissero i
primi Carmelitani regnava un grande silenzio. Non cera chiasso
se non i rumori della stessa natura che invitavano al silenzio.
Anche così, la Regola raccomandava con molta insistenza il
silenzio. In una città rumorosa ha senso insistere che si
faccia silenzio. Ma chiedere che si faccia silenzio in quella immensa
collina del Carmelo, piena di solitudine, che senso ha? Sembra lo
stesso che portare lacqua al mare! Qual è il silenzio
che la Regola chiede a quei primi Carmelitani del Monte Carmelo
e attraverso loro a tutti noi della Famiglia Carmelitana? Nelle
riflessioni che seguono mi sono ispirato al commento che Kees Waayman
ha fatto della Regola e dei testi biblici sul profeta Elia.
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Ci sono molte forme di silenzio. Il silenzio che si richiede in una biblioteca
o in un ospedale. Il silenzio della notte o della natura. Il silenzio
della morte. Il silenzio che precede la tempesta. Il silenzio della paura
o dellalunno che non sa la risposta. Il silenzio del censurato o
del popolo messo a tacere. Il silenzio del tale frustrato, del giovane
turbato, del lottatore disteso. Il silenzio dellinnamorato alla
presenza dellinnamorata. Il silenzio di Dio che non appare mai.
Il silenzio del mistico. Il silenzio che spezza interiormente quando tutto
ciò che una persona aveva immaginato e pianificato fino a quel
momento, cade nel vuoto e si disintegra. Tanti silenzi! Qual è
il silenzio che la Regola del Carmelo chiede e comanda?LA RACCOMANDAZIONE
DEL SILENZIO NELLA REGOLA DEL CARMELO
Per descrivere il valore del silenzio, la Regola cita per intero due frasi
del profeta Isaia: " La giustizia è coltivata nel silenzio
ed è nel silenzio e nella speranza che si incontrerà la
vostra forza. Si tratta di un silenzio che ha la sua origine nei
profeti. Per noi, Carmelitani, il silenzio profetico invoca immediatamente
il profeta Elia. Le due frasi di Isaia indicano i due passi del silenzio
profetico, tutte e due di grande attualità.
Oggi giorno il flusso di parole, di immagini o di chiacchiere che ci avvolgono
è tanto che impedisce alle persone di percepire ciò che
di fatto sta accadendo. Ne siamo avvolti in modo tale che alla fine consideriamo
normale quello che, in realtà, è una situazione di morte.
Per esempio, anni indietro il popolo si indignava davanti agli assassinati
o alla violenza. Oggi giorno la violenza è diventata una cosa frequente
e tanto diffuso che ci siamo già abituati. La miseria cresce tra
il popolo, l ingiustizia è impunita, la sofferenza di coloro
che non commettono nessun male, labbandono, la disoccupazione, lesclusione,
il dolore, la solitudine, il disamore
? Viviamo una situazione di
morte, il consumismo uccide qualsiasi sforzo di coscienza critica.
Il primo passo del silenzio profetico è espresso nella prima frase
di Isaia che dice: "La giustizia è coltivata nel silenzio.
Isaia compara la pratica del silenzio col lavoro dellagricoltore
che coltiva la sua terra per avere un buon raccolto. Questa prima frase
indica il nostro sforzo attivo che tende ad ottenere un determinato risultato.
Dobbiamo far tacere tutto dentro di noi, perché la realtà
possa apparire pienamente per quello che è in se stessa, e non
come appare, sfigurata attraverso le troppe chiacchiere, nel rumore della
moda o attraverso i mezzi di comunicazione, dalla ideologia dominante.
Questo lavoro attivo della pratica del silenzio produce poco a poco lo
smantellamento delle false idee, dell ideologia dominate, e dei
preconcetti che avevamo in testa. Fa nascere la visione giusta delle cose.
Coltivare il silenzio genera in noi la giustizia.
Nel momento in cui si smantella dentro la nostra testa il garbuglio ideologico
che ci dà una visione falsa e artificiale della realtà,
in quel momento è come se ci levassimo un grosso fardello. Come
se dun tratto ci svegliassimo da un sonno e ci confrontassimo con
la situazione di morte senza via duscita nella quale stiamo vivendo
e che reclama cambiamento e conversione. In quel momento, tutto è
silenzio dentro di noi. Le chiacchiere finiscono, diventiamo muti. Perdiamo
gli argomenti che ci sostenevano. È il momento della crisi. Questo
momento di confronto con la situazione di morte che ci zittisce, è
il primo passo del silenzio profetico, del quale parla la Regola del Carmelo.
È frutto del nostro sforzo attivo di far tacere le chiacchiere
della propaganda, dellingenuità senza coscienza critica.
Il silenzio profetico mette il dito sulla piaga nascosta. Denuncia le
strade senza uscita nelle quali stimo camminando e che credevamo fossero
cammini di vita, quando in realtà ci conducevano verso la morte.
Il profeta affronta la morte non perché gli piaccia ma perché
si manifesti la vita. È il cammino della Notte Oscura, della quale
parla Giovanni della Croce. È unesigenza di vita che siano
affrontati i falsi ed illusori cammini di morte, perché possano
provocare cambiamento e conversione, tanto nella vita personale come nella
convivenza sociale e così generare giustizia.
Il secondo passo del silenzio profetico è espresso nella seconda
frase del profeta Isaia: "Nel silenzio e nella speranza cè
la vostra forza. Questa seconda frase di Isaia suggerisce il contrario
della prima. Invece dello sforzo attivo siamo alla ricerca di un risultato,
qui la pratica del silenzio è vista come una attitudine di attesa
di qualcosa che deve accadere, ma che non dipende dal nostro sforzo. Dipende
da Dio. Il silenzio prodotto in noi dal confronto con la situazione di
morte malgrado sia doloroso è fonte di speranza. Dà la forza
di poter resistere perché crediamo che dalla morte del seme di
frumento caduto nella terra germinerà la vita nuova. Fa cantare.
Canta la Notte Oscura del popolo, perché dentro di essa si intravede
il sorgere della risurrezione. Questo secondo passo, frutto dellazione
di Dio, appare in molti passi della bibbia e in varie maniere. Questo
avvenne nella vita del profeta Elia nella camminata verso il monte Horeb
(1Re 19). Si tratta dellesperienza mistica.IL SILENZIO PROFETICO
NELLA CAMMINATA DEL PROFETA ELIA
Elia sembrava forte ed invincibile in confronto ai profeti di Baal (1Re
18,20-40). Ma davanti alla minaccia di morte da parte di Jezabele, lui
appare come era della realtà: debole e vulnerabile, "uguale
a noi (Tg 5,17). Dalla paura di essere ucciso, fugge dal paese,
e va verso il deserto (1Re 19,1-3). Cieco, senza energia non percepisce
langelo di Dio che gli porta da mangiare. Lui solo vuole mangiare
bere, dormire e rimanere lontano da tutto (1Re 19,5) E disanimato.
Vuole morire: Non sono migliore del mio paese! Ma Dio non desiste. Langelo
torna una seconda volta (1Re 19,7). Finalmente, Elia si sveglia ed alimentato
da Dio, recupera le sue forze. Nel silenzio del deserto, lui cammina quaranta
giorni e quaranta notti fino allHoreb (Sinai), la Montagna di Dio
(1 Re 19,8) Elia cerca di rincontrare Dio nello stesso deserto dove, secoli
prima, nellepoca dellesodo, era nato il popolo.
Ma la ricerca sembra non essere ben orientata. Qualcosa non sta andando
bene Elia dice di avere molto zelo ma, in realtà, sta fuggendo
dalla paura di morire (1Re 10,10.14). Lui dice che è rimasto solo,
ma cerano sete mila che non avevano piegato il ginocchio davanti
Baal (1Re 19,18) Elia ha una visione limitata. Lui densa di essere lunico
a difendere la causa di Dio! (1Re 19,14) Dio lo fa uscire dalla grotta
e rimanere sullentrata, perché "Dio passerà
(1Re 19,11) Elia esce dalla grotta, ma la grotta non esce da Elia. Lui
continua con la stessa visione limitata, convinto di essere lui lunico
che difende Dio! (1Re 19,14). Finche non cambierà questa forma
limitata di percepire la presenza di Dio, non potrà percepirla
nella vita e nei fatti.
Dio passera! prima un fulgore! Poi un terremoto! Poi un fuoco! Nel passato,
nel concludere allAlleanza con il popolo in quella stessa montagna
Horeb o Sinai, nell epoca dellesodo: Dio si manifestò
nel fulgore, nel tremore della montagna e nei raggi di fuoco (Es 19,16)
Erano i segni tradizionali dellattiva presenza di Dio in mezzo al
popolo. Erano questi i criteri che orientavano Elia nella ricerca di Dio.
Lui stesso aveva sperimentato la presenza di Dio nel fuoco, quando, nel
Monte Carmelo, affrontò i profeti di Baal (Re 18,36-38).
Elia stava facendo una cosa certa: Lui cercava Dio tornando alle origini
del popolo, allesperienza, di Dio nellesodo. Ma i criteri
della sua ricerca non erano attualizzati. Lui viveva nel passato. Racchiude
Dio dentro dei criteri! Voleva obbligare Dio a essere come lui, Elia lo
immaginava e desiderava: Perciò avvenne linaspettato, la
sorpresa totale: Dio non era più nella folgore! Jahvé non
cera nel terremoto! Jahvé non cera nel fuoco! Se Lui
non ce in questi segni, allora dovè Dio? Dove trovarlo?
Tutto cade! Perché Dio non ce in questi segni familiari e
tradizionali da sempre, allora Lui non ce in nessun luogo! E
il silenzio di tutte le voci! E loscurità della notte!
Adesso è in questo momento, che si apre per Elia un nuovo orizzonte.
E nel silenzio di tutte le voci che si manifesta la voce di Dio.
Questo silenzio totale, nella lingua ebraica si esprime dicendo: "voce
di calma soave, (qol demamàh daqqàh). Le traduzioni
hanno per abitudine tradurre: "Mormorio di un vento soave.
La parola ebraica, "demamàh usata per indicare la calma,
viene dalla radice DMH che significa fermare, rimanere immobile, diventare
muti. Il vento soave indica qualcosa, unesperienza che dun
tratto, fa rimanere muta la persona, crea in essa un voto e così,
la dispone allascolto. Svuota la persona, perché Dio possa
entrare e occupare il posto: O meglio Dio entrando provoca il vuoto e
il silenzio. Silenzio sonoro, Vacare Deo diciamo sino ad oggi i carmelitani,
questo svuotarsi per Dio!
Elia si coprì il volto con il manto (1 Re 19,13) Segnale di aver
sperimentato la presenza di Dio esattamente in ciò che sembrava
esser lassenza totale di Dio! Loscurità si illuminò
dentro e la notte rimase più chiara del giorno. E la liberazione
di Elia. Ritrovandosi con Dio, lui si ritrova con se stesso e scopre che
non è lui, Elia, che difende Dio, ma che è Dio che difende
Elia. Liberato da Dio, lui è libero da liberare gli altri
Lesperienza di Dio ricostruisce la persona e gli rivela la sua missione
(1Re 19,15-18) : Rinnovato dallincontro con Dio, Elia riscopre la
sua missione (1 Re 19,15-18) e si preoccupa di darle continuità,
indicando Eliseo come suo successore (1Re 19,19-21) Prima lui voleva morire.
Non vedeva più il senso di ciò che faceva. Adesso, la nuova
esperienza di Dio cambia tutto: Lui torna al luogo dove volevano ucciderlo.
Già non ha paura.Invece di voler morire, vuole che sopraviva la
sua missione. Segnale che nuovamente crede in ciò che fa e in quello
che deve fare.
In poche parole. Il silenzio profetico raccomandato dalla Regola e vissuto
da Elia ha due aspetti. Il primo aspetto è frutto del nostro sforzo,
del coltivare il lavoro. Esige disciplina e controllo, studio e riflessione,
perché la gente possa percepire i meccanismi delloppressione
e dellideologia, dei preconcetti e della propaganda. È frutto
della condivisione, dello scambio di esperienze, del lavoro comunitario.
Il secondo aspetto del silenzio profetico è frutto dellazione
dello Spirito in noi. Sturato laccesso alla fonte dal nostro sforzo
attivo lacqua sorge da dentro di noi e inonda il nostro essere.
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